L’Italia come immenso bed&breakfast non ha un futuro
Analista freelance, ex giornalista, Alessandro Leonardi con il suo libro "Italia e il suo futuro" cerca di rispondere alla narrazione dell'Italia in crisi. "Invece di rimanere sulla polemica quotidiana, dobbiamo chiederci che Italia vogliamo tra dieci o vent’anni"
Una riflessione ampia e articolata sul destino del Paese, tra declino demografico, crisi della democrazia e nuove prospettive nel Mediterraneo. A Materia Spazio Libero di Castronno Alessandro Leonardi, dialogando con Nicola Zanardi, ha presentato il suo libro “L’Italia e il suo futuro”, offrendo al pubblico una lettura lucida e, a tratti, provocatoria delle trasformazioni in atto.
Leonardi, giornalista e analista attento alla complessità, ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a scrivere il volume: «Negli ultimi venti, venticinque, trent’anni sono usciti tanti libri su come sistemare il Paese. Eppure i problemi non venivano sistemati o addirittura peggioravano». Da qui la scelta di spostare lo sguardo in avanti, oltre l’emergenza quotidiana: «Siamo abituati a parlare solo del presente. Non si pensa in grande, non si pensa a come potrebbe diventare l’Italia tra dieci o vent’anni».
Uno dei nodi centrali del libro è la questione demografica. L’Italia, ha sottolineato Leonardi, è tra i Paesi con i peggiori indicatori al mondo: «L’Italia è uno dei Paesi che presenta i peggiori parametri sociodemografici a livello mondiale». Un fenomeno inedito nella storia dell’umanità, perché per la prima volta «la popolazione sceglie volontariamente di fare pochi figli».
Il problema non riguarda solo il numero delle nascite, ma la trasformazione strutturale della società: «Abbiamo costruito un sistema su una piramide demografica con tanti giovani e pochi anziani. Oggi la piramide si è ribaltata». Le conseguenze non si limitano al tema delle pensioni: «Il problema più grave non sono le pensioni, ma l’impatto sul sistema sanitario e sulla capacità di adattamento del Paese».
Leonardi ha denunciato l’assenza di strategie di lungo periodo: «Allo stato attuale non c’è alcun piano di adattamento in azione». Altri Paesi sperimentano politiche migratorie mirate (come la Spagna, che si rivolge al Sudamerica) o investono massicciamente in automazione (come Cina e Giappone); l’Italia, invece, rimane priva di una visione organica.
«Non è sufficiente neppure dire: risolviamo con i flussi migratori, è una spiegazione molto semplice, perché dipende che flussi, che tipo, come reagisce la popolazione. Dediamo che tutta l’Europa è sempre più ostile verso questa popolazione e i flussi migratori, specialmente quando sono gestiti male di massa o comportano frizioni culturali».
Fuga dei giovani e impoverimento democratico
Accanto al calo delle nascite, l’autore ha evidenziato il paradosso della fuga dei talenti: «Formiamo i nostri giovani e poi li facciamo scappare. È una politica suicida». Un fenomeno che si intreccia con la progressiva perdita di vitalità economica e culturale.
Sul piano politico, Leonardi ha parlato di un deterioramento della partecipazione: «Come può andare avanti una democrazia se la popolazione si disinteressa?». L’aumento dell’astensionismo e la trasformazione del dibattito pubblico in intrattenimento sono, a suo avviso, segnali di una crisi più profonda: «Abbiamo a che fare con un mega intrattenimento di massa. Non è più un vero dibattito, ma uno scambio di slogan e polemiche».
Benessere materiale e povertà esistenziale
Un altro capitolo affronta il malessere psicologico nelle società avanzate. «Viviamo in un mondo ricchissimo a livello materiale, ma estremamente povero a livello esistenziale», ha affermato Leonardi, ricordando come per anni il disagio sia stato trattato come un problema individuale, senza interrogarsi sulle cause sistemiche.
Particolarmente delicata la situazione delle nuove generazioni: «Se nella fase più spensierata della vita non si socializza, non si svilupperanno mai le capacità per affrontare la vita adulta». Un fenomeno che, secondo l’autore, rischia di incidere in modo strutturale sulla coesione sociale e sulla capacità produttiva del Paese.
L’Italia che ha smesso di pensarsi. Crisi, declino e futuro possibile
Mediterraneo e Africa: la prospettiva strategica
Nella parte conclusiva dell’incontro, Leonardi ha invitato a guardare al ruolo geopolitico dell’Italia. «Il nostro ruolo sarà nel Mediterraneo», ha detto, indicando nel rapporto con l’Africa una delle chiavi decisive per i prossimi vent’anni. Con un’Europa sempre più anziana e un continente africano in forte crescita demografica, le scelte strategiche saranno determinanti, in uno scenario in cui anche Paesi più poveri (come la Turchia) sanno dispiegare una visione di lungo termine e di ruolo geopolitico.
Il libro non si limita a descrivere scenari negativi, ma sollecita un’assunzione di responsabilità collettiva. «Invece di rimanere focalizzati sulla polemica quotidiana, dobbiamo chiederci che Italia vogliamo tra dieci o vent’anni». E ancora: «Prospera sul lungo termine una civiltà che è più adattiva e che si tiene le proprie menti brillanti. Serve puntare su ricerca e innovazione tecnologica. Se non valorizza i suoi cervelli, è destinata a sparire». Ad arrendersi alla risposta più semplice, a vivere di turismo: «L’Italia come immenso bed&breakfast non ha un futuro»
A Castronno, il confronto si è chiuso con un invito a superare il disfattismo e a costruire, anche a livello territoriale, percorsi concreti di innovazione e visione. Per Leonardi, il tempo non è infinito, ma «abbiamo ancora risorse e margini per scegliere». La direzione, però, va definita ora.
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