Accuse e controaccuse nel velenoso funerale di Città Viva
I "ribelli" di Città Viva propongono un nuovo gruppo civico, aperto a chiunque voglia collaborare: per ora il rancore degli ex compagni il riserbo delle ex opposizioni sono la risposta
I sei tra consiglieri ed assessori che hanno fatto cadere la Giunta Ponti hanno affrontato la prova del pubblico per dare ragione delle proprie scelte. Quella di ieri sera alla nuova Biblioteca è stata una serata il cui marchio distintivo è stato il rancore tra le parti, inevitabilmente dopo le feroci polemiche degli ultimi tempi. Ottavio Cattaneo, Giovanni Sottocornola, Rita di Sapio, Paolo Frigoli, Rosetta Mietto e Gaetana Villarosa e il vicepresidente di Città Viva Celso Costantini hanno avuto coraggio, va dato atto, mostrandosi pubblicamente ed assumendosi le proprie responsabilità per il fallimento dell’esperienza di governo di Città Viva. "Ma il progetto Città Viva in sè non è fallito, e ancora vi crediamo" ribadiva Cattaneo. Nella ricostruzione dei fatti portata avanti dai relatori, la causa della crisi viene ancora una volta univocamente individuata nella figura del Sindaco Maria Grazia Ponti, una scelta "sbagliata, e per la quale chiediamo scusa agli elettori". Difficile ripresentarsi di fronte ai castellanzesi dopo una botta simile: ma i "ribelli" di Città Viva (viva?), armati di buona volontà e del vecchio programma – "non attuato" a causa del sindaco – ci provano. Tra le molte parole spese in vane autodifese da parte dei sette "anti-pontiani" ed altrettanto vane controaccuse lanciate dagli ex collaboratori del sindaco Ponti presenti in forze in sala ("se, come ha scritto qualcuno di voi, sapevate già nel 2004 che la Ponti aveva tanti difetti, perchè avete accettato di candidarla?"; e ancora "i castellanzesi eleggono il sindaco e sei consiglieri lo buttano giù"; ma giova ricordare che sei castellanzesi su dieci non avevano votato per Maria Grazia Ponti), emerge la nuova proposta lanciata dai promotori della serata: un nuovo progetto di lista civica, una ricerca di "un’amministrazione politicamente larga": una lista civica ancora senza nome, riflesso locale del progetto regionale in cui è impegnato Livio Frigoli.
"Correremo da soli solo se non troveremo appoggi, non temiamo la sconfitta: meglio stare all’opposizione in una repubblica che al governo in una monarchia che non funziona" sintetizzava Cattaneo. "Tuttavia speriamo di aggregare intorno a noi forze nuove, confrontandoci con tutti senza preclusioni: servirà un sindaco forte, che sappia valorizzare il lavoro di squadra". Il difficile è trovarlo, e l’appello dei sette a chi sia disponibile a mettersi al servizio della città ("sappiamo che la politica è poco gratificante, specialmente per i giovani") fa riflettere. Quanto alle ricorrenti accuse di aver provocato al crisi solo per volontà di occupare poltrone, gli "scissionisti" ribattono di aver non solo rifiutato le poltrone che pure la Ponti aveva loro offerto, ma di essersi dimessi – e due di loro (Sottocornola e Paolo Frigoli) erano assessori, con relativo stipendio. "Oltretutto" rimarcava Sottocornola "le mie perplessità le avevo espresse già da maggio, ben prima che scoppiasse il caso delle nomine a Castellanza Servizi".
Centrodestra e centrosinistra, presenti in aula con buona parte dei propri rappresentanti, ascoltavano gongolando interiormente e con l’aria di fare orecchio da mercante: chi vivrà vedrà. Assente l’ex sindaco Ponti, si aggiravano per la sala come anime in pena in cerca di schieramento candidati presunti ed ex candidati sindaci, fiutando cautamente l’aria. Mentre "pontiani" ed "anti-pontiani" si scambiavano fraterne bordate, ci si sussurrava a mezza voce le ultime novità, ancora tutt’altro che conclusive, in vista della costituzione delle liste destinate a darsele di santa ragione da qui alle elezioni. E non poteva mancare il vivissimo fantasma che ha aleggiato sulla Giunta Ponti per un anno e mezzo: l’ex sindaco Livio Frigoli, da più parti indicato come ispiratore della crisi dopo aver appoggiato l’esperienza di Città Viva. Il suo intervento conclusivo è stato a metà tra la confessione e l’autodifesa. "Lo ammetto, da novembre mi sono schierato per la non prosecuzione dell’esperienza di Giunta: e sapevo bene che ciò implicava il fallimento del progetto Città Viva, cui avevo lavorato con impegno" ha dichiarato Frigoli. "Voglio dire però che le maggioranze si gestiscono col dialogo, il dissenso non è una condanna: nel 1995 la mia lista fu chiamata l’Armata Brancaleone, tanto era variegata, eppure siamo riusciti ad amministrare questa città e bene, perchè si dialogava". Da Frigoli (che ha più volte dichiarato che non si ricandiderà) viene un forte sostegno alle liste civiche, "soprattutto in realtà sotto i 15.000 abitanti, come la nostra", ma senza dimenticare che "i partiti sono elemento fondamentale in democrazia". Un invito alle larghe intese, quello di Frigoli: "se si hanno le stesse ricette per la città, perchè non unire le forze? La città deve ripartire". Come a dire, tradotto in italiano: rimosso l’ostacolo Ponti, ricominciamo da capo. Un auspicio che difficilmente troverà orecchie disponibili.
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