Cai Varese: cento anni in vetta
Una serie di eventi per festeggiare un secolo di rispetto per la montagna. Domenica la riedizione della prima gita, in estate la spedizione nel Ladak
Una cordata lunga cento anni. Tanto è trascorso da quel gennaio 1906 quando un primo gruppo di appassionati si riunì per la prima volta sotto le insegne del Club Alpino Italiano, l’associazione nata dall’idea del grande Quintino Sella nel 1863, che da quel giorno trovò terreno fertile anche a Varese. Per celebrare la ricorrenza, la sezione cittadina riproporrà domenica 22 gennaio una gita che ripercorrerà il percorso di quella originale. Meta il Monte Tre Croci, dal quale i camminatori ripartiranno verso Brinzio attraverso il Passo del Varrò. Dopo la colazione al sacco la comitiva si incamminerà in direzione di Ganna, per poi tornare in città verso metà pomeriggio: esattamente come avvenne un secolo prima.
Quella di domenica sarà però solo una delle "tappe" fissate per festeggiare il secolo di vita di un gruppo che molti varesini hanno imparato a conoscere, apprezzare, frequentare. Un’associazione che da cento anni insegna prima di tutto il rispetto per la montagna e per la cultura alpina in tutte le sue forme. Un concetto che, spiegano i dirigenti del Cai Varese, abbraccia tutto ciò che si incontra ad alta quota: la fatica vecchia di secoli, le testimonianze di chi ha vissuto in quegli ambienti, l’attenzione per ogni singolo elemento ("è importante anche l’ultimo filo d’erba" amano ripetere le popolazioni Walser"). Il tutto senza dimenticare altri due aspetti che caratterizzano le attività del Club Alpino: la sicurezza e il piacere di stare insieme. «Ci sono delle regole che insegnamo a tutti i soci e in particolare ai ragazzi dell’alpinismo giovanile e a coloro che seguono i corsi di avviamento alla montagna» racconta il vice presidente Pierluigi Zanetti. «Mai muoversi da soli, tornare indietro quando si è stanchi, non fare imprese eroiche. Tutte precauzioni che riducono i rischi di un ambiente bellissimo, che però ha ritmi diversi dai nostri, nei quali noi ci inseriamo». Poi il Cai è un ottimo modo per imparare a socializzare: chi in passato ha frequentato i corsi torna volentieri in sezione, sa apprezzare il piacere di condividere con i compagni un pranzo, un viaggio in pullman, una sciata. «Molti ragazzi, tra i 400 che contattiamo ogni anno grazie all’accordo con il Comune si appassionano ai nostri racconti – spiegano in sede – ma spesso sono proprio i genitori a spegnere i loro entusiasmi, quando invece dovrebbero stimolarli».
Le attività promosse dal Cai varesino, che ha sede (foto) in un’elegante interrato in via Speri Dalla Chiesa che ricorda l’interno di un accogliente rifugio, si rivolgono alle fasce d’età più disparate. Oltre ai singoli gruppi interni la sezione intreccia la propria vita con quella della città, collaborando ad esempio con l’Università dell’Insubria (per convegni, proiezioni e concerti) e con Palazzo Estense (per l’attività scolastica).
Per festeggiare il centenario inoltre il Cai ha realizzato un bel volume intitolato "1906-2006, un secolo di storia varesina" pubblicato da Macchione che ripercorre tutto il cammino della sezione. All’iniziativa editoriale faranno seguito una serie di eventi tra i quali ne segnaliamo tre di particolare interesse. A fine marzo piazza Repubblica ospiterà i camion reduci dalle spedizioni di Overland (gli esploratori resi famosi dalle trasmissioni Rai) impegnati in una campagna di raccolta fondi per la lotta contro i tumori infantili.
Il 20 maggio al De Filippi si terrà l’incontro annuale di tutte le sezioni d’Italia al quale parteciparanno almeno 350 delegati; un appuntamento che Varese ha già ospitato nel 1992.
Quest’estate poi la sezione organizzerà una vera e propria spedizione nel Ladak, regione nel nord dell’India al confine con il Pakistan. Tre le valenze: una prettamente alpinistica, una dedicata al trekking, uno per il turismo d’arte. Nel Ladak esistono ancora cime inviolate tutte oltre i 7.000 metri e l’intento degli alpinisti varesini è chiaro: conquistare uno di quei giganti e dargli il nome della Città Giardino. Il regalo più bello per i cento anni.
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