Romeo e Juliet, trentenni d’oggi in un amore disperato

Lunedì 23 gennaio un pubblico numeroso ha applaudito la versione della tragedia di Shakespeare diretta da Gabriele Vacis

Amore rissoso, odio amoroso, cosa per prima nata dal nulla, pesante leggerezza, vanità pensosa, caos deforme di forme all’apparenza armoniose, plumbea piuma, fumo lucente, gelido fuoco, sanità malata, sonno dagli occhi aperti, capace di non essere ciò che è, questo è l’amore che io sento, senza sentire il minimo amore in questo.

Romeo, Shakespeare

Rileggere un classico è sempre un’avventura emozionante per una regia teatrale, una sfida fatta di scoperte e innovazioni ma anche di esperimenti rischiosi: adattare il testo di un autore come Shakespeare significa spesso rischiare di andare contro l’immaginario collettivo del pubblico, il cui responso si potrà immaginare solo a sipario alzato.

"Romeo e Juliet", la versione tradotta da Marco Ponti e diretta da Gabriele Vacis della tragedia shakespeariana andata in scena ieri sera, lunedì, per la prima volta all’Apollonio di Varese, non si sovrappone in modo aggressivo all’originale. Traduce con naturalezza l’anima dell’infelice storia d’amore di Romeo e Giulietta in una vicenda dei nostri giorni: i due innamorati, che nel testo di Shakespeare sono giovanissimi, diventano due trentenni senza pensieri, eterni adolescenti che rifiutano di crescere, fino all’incontro con l’amore vero e allo scontro con la morte, presenza inquietante che portandosi via Tebaldo e Mercuzio fa sì che niente sia più come prima.

Più vicino ai nostri giorni anche il rapporto tra Giulietta e il padre, che non è il tradizionale despota ma un genitore affettuoso che agisce per quello che crede sia il bene della figlia, anche se non la capisce, mentre Giulietta si ribella con dialoghi ‘disinvolti’ come una ragazza di oggi. Tra una scena e l’altra si intrufola ironicamente anche qualche oggettino tecnologico, come il cellulare del padre di Giulietta quando discute per telefono con Paride, pretendente della figlia, o il palmare della nutrice su cui è segnata la lista degli invitati alla festa; la stessa nutrice sarà protagonista di un divertente balletto di ritorno dalla spesa, con tanto di sporte rosse e ombrellone alla Mary Poppins.

Rifacendosi a Paul Valéry, secondo cui ‘la poesia è una lunga esitazione tra il senso e il suono’, Gabriele Vacis con questo progetto è andato alla ricerca di un equilibrio tra parola e testo: «Io credo che esistano due grandi filoni nella tradizione attorale italiana, “gli attori che cantano” e gli "attori che dicono” – così dice il registaNegli ultimi anni ha prevalso decisamente l’attore che canta, nel quale l’enfasi oratoria si intreccia alla virtuosistica capacità di cantare, modulando il testo. In questo modo le parole perdono di senso: ascoltiamo dei bellissimi concerti senza chiederci cosa significhi quello che ci è stato detto. Questo ha a che fare con la cultura dominante nella seconda metà del Novecento, che naviga in una perdita del senso, per cui, alla fine, non vale nemmeno più la pena raccontare».

Gli attori di "Romeo e Juliet", tutti provenienti dal progetto Unità di Ricerca Teatrale guidato da Jurij Ferrini (Romeo), sono "attori che dicono" il testo lavorando sulla parola, sul filo di una scrittura teatrale che tende ad essere "cinematografica". Cinematografici sono anche alcuni momenti dello spettacolo, in cui le scene più intense (il primo bacio tra Giulietta e Romeo, l’addio prima della fuga di Romeo, la tragica morte dei due innamorati) sono riprese da vicino da una telecamera e proiettate sulla tenda fondale, per avvicinare gli spettatori senza forzare il realismo della recitazione. A equilibrare questo "teatro di discorso" il canto enigmatico di Antonio Pizzicato e i suggestivi giochi di luci e colori sul palco, che rendono lo spettacolo una suggestione visiva e acustica imperdibile.

Lo spettacolo sarà replicato martedì 24 e mercoledì 25, alle ore 21.
Per ulteriori informazioni visita il sito del Teatro di Varese; per conoscere ‘Romeo e Juliet’ più da vicino, visita il sito di Gabriele Vacis sullo spettacolo.

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Pubblicato il 24 Gennaio 2006
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