Trent’anni dopo, tra emozione e incredulità

La manifestazione per la difesa della legge sull'interruzione di gravidanza raccontata da una quarantenne

Gonnellone, sciarpe colorate, striscioni e quegli slogan che ritornano, scanditi dalle stesse voci, oggi solo un po’ meno squillanti: io sono mia, tremate tremate le streghe son tornate… ho un attimo di smarrimento: davvero sono passati trent’anni? Davvero siamo ancora qui, nel 2006, a chiedere che uno Stato, laico come deve essere uno Stato, garantisca alle donne il diritto di scegliere del proprio corpo, della propria vita, della propria sessualità?

L’umore della piazza, di questa meravigliosa piazza stracolma di donne (ma anche, e giustamente, di tanti uomini), oscilla tra la gioia di esserci, l’emozione di essere così in tanti e l’incredulità di questo anacronistico salto nel tempo, a quel 1978 in cui la legge 194, rivendicata a gran voce da migliaia e migliaia di donne, stava per diventare una realtà.

Mi avvicino a Nora, gagliarda settantenne che viene da Reggio Emilia. Ha la faccia di una che c’era: "Quante manifestazioni come questa potrei raccontare! Oggi c’è di diverso la consapevolezza che quei diritti che noi donne abbiamo conquistato scarpinando su e giù in tante e tante manifestazioni sono acquisiti, e che sarà più difficile cancellarli. Ci sono di mezzo trent’anni di conquiste, se vuoi faticose e ancora incomplete, ma che sono entrate nel dna di questa società, o almeno della sua parte più sana".

Sfilano a migliaia le donne che allora avevano venti, trent’anni: i capelli sono ingrigiti, sui fianchi qualche rotondità regalata dagli anni e dalle maternità, ma gli occhi e i sorrisi sono quelli di allora: dentro c’è determinazione e la piena consapevolezza che essere donne è bello, pure in una società che all’alba del terzo milennio ancora non riesce ad affermare con pienezza l’uguaglianza tra i sessi, dove la parità è, ancora per troppe, un obiettivo da raggiungere faticosamente. "Vorrebbero farci tornare ai tempi delle mammane! – dice con veemenza Gabriella, sventolando un originale bouquet composto da aghi da calza, cucchiaio e prezzemolo, gli strumenti degli aborti clandestini – Ma siamo tante oggi, davvero tante e questi signori devono sapere che fino a quando le donne avranno fiato scenderanno in piazza a gridare per i loro diritti, contro la violenza che si consuma nei loro confronti, contro quella violenza che la società di oggi ancora esprime e che per il 90% dei casi avviene in famiglia, segno chiaro che non si è ancora riusciti a costruire un sistema di relazioni diverse tra uomini e donne".

Ada è di Milano: nel 1978 aveva vent’anni e alle manifestazioni ci andava con le compagne del collettivo femminista. "Oggi ho portato con me mia figlia che ha 15 anni e una sua amica. Me l’hanno chiesto loro dopo che gli ho spiegato il significato di questa manifestazione, della legge 194 e della sua importanza nella lotte per l’emancipazione femminile. Sono felice, mi fa sentire più forte sapere che oggi con noi ci sono tante donne giovani". E sono davvero tante le ventenni di oggi che affiancano le ragazze di allora. Marciano vicine, si scambiano sorrisi, si passano con gli occhi il testimone dell’impegno per una società migliore. Mi giro, passa di fianco a me una ragazza: sulla sua bella faccia da ventenne qualche brufolino e una scritta fatta con la matita per gli occhi: "Io sono mia". Davvero siamo nel 2006?

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Pubblicato il 14 Gennaio 2006
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