Unione allargata, 862 miliardi di euro

Raggiunto finalmente il compromesso sulle prospettive finanziarie dell'Unione

I capi di stato e di governo dell’UE hanno raggiuntoun accordo sulle  rospettive prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013L’accordo prevede un volume globale di oltre 862 miliardi di euro, cifra che rappresenta l’1.045% del PIL dell’Unione europea e che permetterà un ampio trasferimento di denaro dai paesi ricchi ai nuovi stati membri. Il volume totale prevede quindi un aumento di oltre 13 miliardi di euro rispetto alla precedente proposta britannica, pur rimanendo al di sotto delle aspettative della Commissione e del Parlamento europeo, che avevano proposto un budget rispettivamente di 994 e di 974 miliardi di euro.

I protagonisti dell’accordo sono stati il primo ministro britannico Tony Blair, che ha accettato di ridurre, per le spese legate agli allargamenti, lo sconto (cheque) di cui il paese beneficia ormai da molti anni, ed il cancelliere tedesco Angela Merkel; entrambi si sono infatti sforzati di raggiungere un compromesso accettabile ed equo.

In effetti tutti gli Stati membri sono usciti soddisfatti dal Consiglio e non si e’ costituito alcun fronte del no.

Per quanto riguarda le cifre del nuovo quadro finanziario dell’Unione allargata (dal 2007, con l’entrata della Romania e della Bulgaria, i paesi membri diventeranno 27) esso prevede, su un periodo di sette anni, 72 miliardi di euro per la competitività (ricerca, reti transeuropee, educazione, mercato unico integrato, politica sociale), fermo restando l’invito del Consiglio alla Commissione di esaminare la possibilità di aumentare il sostegno alla ricerca ed allo sviluppo di un ammontare fino a 10 miliardi di euro e l’istituzione del fondo globalizzazione, volto a fornire assistenza ai lavoratori rimasti disoccupati in seguito ai cambiamenti della struttura commerciale mondiale; 308 miliardi di euro per la politica di coesione (fondi strutturali e fondi di coesione), di cui beneficeranno ampiamente i nuovi stati membri, ma anche alcuni dei vecchi membri; circa 293 miliardi di euro per l’agricoltura e la pesca, di cui 69 per lo sviluppo rurale; 6.3 miliardi per libertà, sicurezza e giustizia (politica comune in materia d’asilo, d’immigrazione e di controllo delle frontiere, immigrazione illegale, terrorismo e criminalità organizzata, promozione dei diritti fondamentali, rafforzamento della cooperazione giudiziaria in materia penale); 3.6 miliardi per la cittadinanza (cultura, gioventù, audiovisuale, salute, protezione dei consumatori); 50 miliardi per le politiche di preadesione, di stabilità, di cooperazione allo sviluppo, di aiuto umanitario, di aiuto macrofinanziario e per la politica di vicinato ed infine 50 miliardi di euro per le spese amministrative.

Ricordiamo che l’accordo raggiunto a dicembre deve comunque ricevere l’approvazione del PE, che nei negoziati dei prossimi giorni cercherà senz’altro di accrescerne l’ammontare.

Bisogna tuttavia osservare che se per raggiungere alcuni obiettivi, ad esempio quelli della politica di coesione, volta a far avanzare i paesi in ritardo, o della PAC, per il mantenimento dell’attività agricola, o per le reti transeuropee, i fondi europei sono indispensabili, per altri obiettivi, come quelli della strategia di Lisbona (crescita economica ed occupazionale), il potere decisionale resta nelle mani dei singoli stati, dal momento che le riforme nazionali non possono essere fatte a Bruxelles. Inoltre il modo in cui i fondi vengono utilizzati riveste un’importanza spesso maggiore dell’ammontare dei fondi stessi; alcune regioni italiane che ricevono fondi ormai da decenni, non sono quasi avanzate, mentre altrove sono stati fatti, in una decina d’anni, dei veri e propri passi da gigante.

Il nuovo compromesso permette quindi all’Unione europea di funzionare in maniera corretta fino al 2013 e di assumere i costi dell’ultimo allargamento, creando altresì le condizioni affinché vengano affrontate, nei prossimi anni, le questioni fondamentali sull’avvenire dell’Europa: natura, ambizioni, funzionamento istituzionale, frontiere.

 

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Pubblicato il 10 Gennaio 2006
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