Posti letto all’ospedale, l’università “chiede spazio”
Oggi, giovedì 16 febbraio, incontro al vertice per cercare una soluzione al problema
Carlo Pampari, nuovo direttore generale dell’ospedale di Circolo, non ha mandato per “chiudere” con l’Università sulle gravi questioni logistiche finite sul tappeto quando il progetto del monoblocco stava diventando realtà. Certamente potrebbe “chiudere” senza il nulla osta del Pirellone se le richieste dell’ateneo fossero meno impegnative rispetto a quanto ha detto e ripetuto il preside Paolo Cherubino, cioè un bartaliano “gli è tutto sbagliato , gli è tutto da rifare”.
L’incontro di oggi, giovedì 16 febbraio, (gong alle ore 17) tra i vertici di Ospedale e Università non porterà però a una rottura: la parti si ascolteranno, si scambieranno proposte, cercheranno in ogni modo di essere costruttive; si riserveranno infatti il tempo per valutare bene tutto prima di fare un secondo passo. Che si debba arrivare a un accordo i protagonisti di questo confronto lo sanno, come benissimo sanno che seduta, per il momento silenziosa, al tavolo con loro c’è anche la comunità del nostro territorio.
Le richieste da parte di chi al progetto chiedeva di soddisfare le esigenze di un ospedale di insegnamento, richieste legittime perché l’Università è ufficialmente integrata nell’azienda ospedaliera, sono state clamorosamente disattese e la gente solo pochi giorni fa ha saputo che a un nuovo edificio e all’arrivo di altre tecnologie non corrisponderà un tranquillizzante aumento del numero dei posti letto. Un numero che potrebbe subire tagli ulteriori e ben consistenti in base alle richieste dell’ateneo. Forse 50, forse 100 posti in meno rispetto ai 616 previsti oggi nel monoblocco. E quota 616 significa già 141 letti in meno rispetto ai 750 annunciati trionfalmente al popolo bosino nel 2001.
Da oggi dunque si tratta veramente di far marciare l’ospedale non su ruote sgonfie: è una impresa bella e buona. Che potrà però essere coronata dal successo solo percorrendo la via del dialogo per arrivare poi a un compromesso che comunque tenga la comunità lontano da eventuali pesanti danni.
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