Collins si fa perdonare in extremis

Varese-Capo d'Orlando 95-94. La Whirlpool vince dopo un supplementare grazie a una magia del play, fino a quel punto peggiore in campo (foto: S. Raso)

Potenza del basket: uno sport in cui il peggiore in campo può risolvere nel bene (95-94) una partita, con a disposizione meno di sei secondi.
L’impresa è toccata a DeJuan Collins (foto: S. Raso), inguardabile e anche fischiato per lunghi tratti ma capace di risuscitare i biancorossi nell’ultima azione di una partita durata 45’. Dopo il doppio supplementare di Reggio Emilia è infatti servito un altro over time per piegare un’Upea alla ricerca di punti salvezza. La vittoria non deve però ingannare: la Whirlpool ha giocato largamente al di sotto del proprio standard e rischiando seriamente la sconfitta al cospetto dei siciliani, bravi a giocarsi il tutto per tutto. In linea teorica rimane aperta la speranza di arrivare ai playoff, ma le vittorie delle dirette avversarie (Virtus esclusa) non aiutano. Tra l’altro, la Varese di oggi non meriterebbe neppure la qualificazione, a differenza di altre volte.

COLPO D’OCCHIO – Il turno infrasettimanale e primaverile raffredda il proverbiale tifo di Masnago, ai minimi stagionali. In parterre la piacevole presenza del Varese 1910 al gran completo, capeggiato da mister Mangia, premiato e applaudito nel corso dell’intervallo. Poco lontano anche un gradito ex, Marco Van Velsen, scudettato con i Roosters del 1999. Qualche applauso e qualche fischio per lo storico avversario Enzino Esposito.

PALLA A DUE – Magnano deve rinunciare ad Albano e tiene seduto Marlon Garnett, reduce da una slogatura alla caviglia sinistra; al suo posto Farabello. Sotto le plance spazio all’ex di turno Howell e a Gabriel Fernandez che di fronte trovano subito Evtimov, anche lui non al meglio.

LA PARTITA – Avvio povero di tecnica, con due squadre che provano più a correre che ad affrontare le difese schierate. Howell (foto sotto: S. Raso) brilla ma, al 4’, accusa un problemino muscolare dopo una bella schiacciata; rientrerà al 9’. Le due squadre si sorpassano, con Carter che punge due volte da lontano. Dalla parte opposta piace eccome Farabello che propizia un piccolo allungo, ricucito sulla sirena da un triplone (il quarto) di Carter: 23-21.
Magnano al 11’ prova a inserire Garnett per un Collins spento, affidando a Farabello la regia della squadra. Il play risponde all’ennesimo dardo di Carter e poi serve un assist preciso a De Pol che segna i liberi. Entra anche Esposito, ma è Garnett a farsi notare con 5 punti di fila per il 35-28. Carter tocca quota 20 punti al 17’, un ritmo indiavolato che la Whirlpool non riesce a spezzare. L’Upea rientra e Magnano è costretto a rimettere Collins, vista la difficoltà di Bolzonella a difendere su Perry; si va al riposo dopo un guizzo di Howell e uno – annullato ingiustamente dall’arbitro – di Fernandez. 44-40 

Garnett e Carter si rispondono al ritorno sul parquet ma è l’Upea  a fare il gioco con Varese che fatica in attacco. Servono così un’azione ben combinata e una tripla “apriscatole” di Collins (primo centro per lui) per muoversi da quota 50. Si muove però pure Praskevicius che trova un paio di conclusioni pulite su cui i siciliani costruiscono un vantaggio dopo lungo tempo. Il 60-61 è opera del solito Carter, ancora una volta da oltre i 6,25. Un libero di Howell (su due) mette fine a un periodo che non rimarrà nella storia: 61-61.
Magnano ripesca dalla panchina Farabello e toglie Hafnar, un po’ a sorpresa. A Varese serve una scossa dopo 2’ orrendi, nei quali arrivano anche fischi comprensibili e indirizzati a Collins. Fernandez rompe l’empasse ma Nnamaka stoppa il tentativo di pareggio di De Pol e poi quello di del lungo argentino. Con Capo d’Orlando a + 5 e 6’ da giocare il pubblico non le manda a dire, con il più classico degli inviti all’impegno. De Pol raccoglie e segna cinque punti di rabbia pura dopo il + 7 di Perry (69-73). La Whirlpool trema di brutto quando Capo d’Orlando soffia tre rimbalzi d’attacco in un’azione; affiora anche qualche nervosismo (Garnett, Farabello) mai visto fino ad ora. Arriva una bomba di Collins per il -3, seguita da un assist capolavoro di Vascone Evtimov. Magnano si becca i fischi quando rimette in campo Hafnar, panchinato a lungo. Si arriva all’ultimo giro di lancette con gli ospiti avanti di tre: a 51” Nnamaka fa 1/2 ai liberi. Garnett infila una tripla fantastica poi (a 26”) Farabello subisce un fallo dopo una palla rubata vitale. L’argentino dalla lunetta sorpassa (80-79). Gli ultimi liberi sono di Carter, che fallisce il secondo: palla ad Hafnar, gioco di isolamento ma la penetrazione dello sloveno si ferma sul ferro. Supplementare sull’80 pari.

IL FINALE – L’over time inizia con tre liberi a segno di Janicenoks dopo un fallo di Garnett. C’è anche la quinta penalità di Carter, poi Howell confeziona il pari con doppio rimbalzo offensivo. Canestro di Garnett, pareggio in lunetta per Perry. Il lungo Praskevicius fa saltare il banco da tre punti (solissimo), Varese va da Garnett e Howell che sbagliano, poi è Fernandez a infilare un libero (86-88). Guizzo di Nnamaka, bomba di Farabello su rimbalzo d’oro di Hafnar. Gli argentini costruiscono il vantaggio: recupero di Fernandez e contropiede di Farabello. Nnamaka è glaciale ai liberi (91-92), “Gaby” stavolta pure. Perry va dentro a 10” dalla fine: errore e rimbalzo di Nnamaka che non sbaglia. Con 5 secondi e 59 centesimi Varese è sotto di uno palla in mano. La sfera è affidata a Collins, qualcuno si prende il gusto di fischiarlo ancora, lui preferisce penetrare sulla destra, sbucare da una montagna umana e concludere con il sottomano vincente: 95-94.

IL PROTAGONISTA – Lo abbiamo detto: il peggiore per tutta la gara è stato colui che l’ha vinta alla fine. La palma del migliore va comunque alla coppia Howell-Farabello, ma il protagonista non può essere che il play dell’Ohio. Forse l’unico di questa squadra a gestire il classico “ultimo pallone”, nonostante gli scempi di Reggio Emilia.

L’AZIONE – E dire che la sua presenza era in forse fino a ieri: Vasco Evtimov confeziona uno dei passaggi più belli dell’anno, dall’altezza della lunetta. Dietro le sue spalle sta passando Nnamaka, il pivot lo vede chissà come e lo serve con un passaggio senza guardare da antologia. Il compagno ringrazia e segna un canestro tanto facile quanto pesante a meno di 2’ dal termine.

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Pubblicato il 20 Aprile 2006
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