Davide Van De Sfroos, il “laghée” che ha stregato New Orleans
Il cantautore comasco si è esibito al French Quarter Festival. "Atmosfera magica, la voglio riportare nei miei lavori"
Le note di "Akuaduulza", il ritmo di "Kapitan Kurlash", le atmosfere di "Pulenta e galèna fregia" risuonano nel quartiere francese di New Orleans. Un miracolo? Un’allucinazione collettiva? No, niente di tutto questo: semplicemente sul palco di Royal Street, nel bel mezzo del French Quarter Festival, è salito Davide Van De Sfroos (nelle foto: www.sportlight.it). Una performance che non è passata inosservata agli occhi del pubblico della Louisiana che sabato scorso si è trovato di fronte il simbolo della musica lombarda. «Per fortuna, alla seconda canzone, la gente ha iniziato a fermarsi davanti al palco, a sedersi, a ballare. È finita in gloria tra dischi regalati e danze sfrenate: si vede che con la nostra formazione abbiamo colto nel segno». È proprio Davide a raccontare la sua esperienza americana, dove la musica è magia ma è pure la medicina per risollevarsi dopo la tremenda esperienza dell’alluvione della scorsa estate.
Come è stato il suo impatto con il palco di New Orleans?
«Siamo stati fortunati: con me ha suonato una band con molti musicisti americani e la gente è stata attratta da suoni conosciuti come i loro, accompagnati da una lingua particolare. Una lingua che però richiamava il loro cajun, con marcate influenze francesi che infatti si ritrovano anche nel dialetto. Questa miscela li ha incuriositi, li ha attratti e alla fine li ha soddisfatti».
Quello del 2006 è stato il festival della rinascita: quest’aria di ricostruzione si avverte lavorando, passeggiando e vivendo in città?
«Katrina è stata un grosso trauma per tutti e viene ricordato anche sulle magliette, sui souvenir e via dicendo. Il centro, il quartiere dove siamo stati per fortuna sono rimasti intatti e hanno mantenuto la propria bellezza; al di fuori invece ci sono ferite che in certi casi non guariranno. Però New Orleans, grazie alla cucina, alla musica, alla cordialità dei suoi abitanti sta vivendo e festeggiando più di prima. L’atmosfera è magica, possente, quasi devastante: sabato notte la festa è passata ai limiti della vivibilità».
Un aneddoto gustoso?
«Il migliore è quello di Anga (Angapiemage Galiano Persico), il mio violinista. Si è messo a fare il musicista da strada alle tre di notte: ha raccolto applausi, regali e soldi. A un certo punto è sceso un uomo in pigiama e abbiamo temuto il peggio, invece ha estratto… venti dollari e li ha depositati nella custodia del violino. Con tanti complimenti».
Lei è molto attento a cogliere le atmosfere e a "inquadrare" personaggi da inserire nelle sue canzoni. Da questo punto di vista è stato un viaggio fruttuoso?
«Sì, soprattutto dal punto di vista delle atmosfere, e infatti proprio adesso sto provando a buttar giù due righe che magari avranno un seguito. Però devo dire una cosa: la nostra acqua dolce e la loro palude non sono così diverse. I battelli viaggiano sia qui che là, al posto dei nostri pescatori ci sono i cajun, in Lombardia c’è il nostro dialetto, a New Orleans uno slang caratteristico. Le leggende, le storie, le magie hanno la stessa presa sulla gente comune e certi paesaggi di lago li ho ritrovati sul Mississippi».
E magari ha anche incontrato qualche suo fan pronto a cantare "De Sfroos" al Festival.
«Questa volta no: non ho trovato italiani e soprattutto non ho trovato varesini. Non dico una stupidaggine: in ogni mio viaggio, dall’Emilia Romagna al Kilimangiaro la prima persona che mi conosceva era di Varese o provincia. Stavolta non è accaduto: state perdendo colpi!».
Con il rientro in Italia riprenderete il "Ma vadavia’l blues Tour". Com’è il bilancio della prima serie di concerti?
«Il gioco sta funzionando: ogni sera noi musicisti giochiamo con le note, mischiando le nostre "arti", le voci, gli strumenti. Ci divertiamo mettendo alla prova i diversi stili e così ogni concerto è diverso da quello che precede e da quello seguente. Siamo sul palco ad ascoltare i nostri "colleghi" e così produciamo ogni volta qualcosa di nuovo. Poi, chissà; nel concerto ho alcuni inediti e magari inizieremo a proporli nel corso della tournée».
Davide Van De Sfroos
Ma vadavia ‘l blues – experience 2006
Special Guest: Sugar Blue
Varese – 29 aprile 2006, ore 21 – Teatro Apollonio
Platea: 20 euro + 1 (prevendita)
Galleria: 16 euro + 1 (pr.)
Info: info@slangmusic.it – circodinote@libero.it
Tradate (conclusione della festa della Biblioteca Frera) – sabato 3 giugno, ore 21,30 – Campo sportivo di viale Europa.
Posto unico: 12 euro + 2 (prevendita).
Info: www.bibliotecaditradate.it – 0332-802199
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