Quando a Coppelia piace il cinema

Ieri un grande spettacolo per gli amanti del balletto di Varese, con un balletto sempre giovane e un ottimo Raffaele Paganini

Anche quella di ieri (31 marzo) al Teatro di Varese è stata un’ottima serata per gli amanti del balletto, con una Coppelia tanto contemporanea quanto piacevole. Non più la storia di una fanciulla gelosa di una bambola, tanto perfetta da far innamorare il suo promesso sposo. Ma le ambizioni di una donna dell’età d’oro di Hollywood, che per sfondare imparerà l’arte della recitazione da bambole meccaniche, copie perfette di alcune attrici, realizzate da Coppelius.

Un balletto quindi ringiovanito, ma che ha mantenuto l’intensità dei temi originali. Come il conflitto tra la bellezza umana e la perfezione ideale, rappresentato in un toccante confronto tra Swanilda (Scilla Cattafesta) e Coppelia (Teresa Strisciulli) nel primo atto. Era tutto qui: nello stile perfetto e profondamente lascivo di Swanilda, contro la perfezione plastica, e più fredda, di Coppelia. Ma anche l’amore dell’uomo, in questo caso Coppelius, per la donna perfetta: quella da osservare, da ammirare, da abbracciare con cura. Ma le cui emozioni sono un’incognita nascosta, che adombra il sentimento.

Filo conduttore, più che vero protagonista, di questa versione è proprio Coppelius, interpretato con l’eleganza di Raffaele Paganini, riconosciuto e acclamato dal pubblico varesino. Il suo è il ruolo del produttore cinematografico, creatore delle bambole meccaniche, che addestra Swanilda nelle arti del cinema, per decidere se merita di realizzare i suoi sogni di celebrità. E proprio il finale rivela una morale allo stesso tempo positiva e amara: Swanilda, che ha imparato la tecnica ma rimane umana e reale, diventerà attrice, mentre Coppelia è destinata a vivere per sempre in casa di Coppelius, nei suoi sogni, perchè forse è solo un’immagine che non potrà sopravvivere nell’imperfezione della realtà. O forse anche lei ha dei sentimenti, ma accecato dalla sua bellezza il suo creatore sembra non avvedersene.

Tra i protagonisti della serata non possiamo dimenticare le ambientazioni: una città senza tempo, chiara e luminosa, per rappresentare la semplicità della vita di Swanilda nel primo atto, e invece gli ambienti oscuri illuminati da riflettori cinematografici e spiccatamente urbani del secondo atto. Anche i costumi hanno fatto la loro parte, con valori altamente simbolici che hanno reso accessibile a tutti lo spettacolo.

Le coreografie di Luigi Martelletta hanno certamente messo in evidenza il talento di Paganini, ma anche di tutti gli altri ballerini che certamente non sono stati da meno, regalando uno spettacolo godibile, intenso e prontamente apprezzato dal pubblico.
 
 

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Pubblicato il 01 Aprile 2006
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