Quattro vittime di un mercato senza regole

Riflessioni di Gianni Mazzoleni, segretario provinciale di Cna, sulla raffica di tragedie del lavoro dell'ultima settimana: "sono anni che predichiamo nel deserto"

 

Riceviamo e pubblichiamo

C’è poco da girare intorno
al problema, quattro morti sul lavoro in pochi giorni devono imporre una
riflessione molto seria su argomenti come la regolarità e la sicurezza nel
mondo del lavoro.

A tutti, dalle Istituzioni
agli organismi di vigilanza, dalle Associazioni delle imprese alle
organizzazioni sindacali.

Anche in passato si erano
vissute fasi temporali drammatiche (ma la sfortuna e il fato non c’entrano
nulla, ha ragione Giovannelli), periodi nei quali altre vite spezzate avevano alimentato, in pochi e per
troppo poco tempo, la volontà di tentarci : a invertire una concezione
dell’esistenza tutta tesa a accumulare, a restituire senso e dignità a un’etica
del fare impresa e del lavoro troppo spesso calpestata dai ritmi folli della
competizione quotidiana.

Ci avevamo provato anche
noi, con un’esperienza ingenua e bellissima come "Varese vuole cambiare musica",
che per cinque anni consecutivi è riuscita, anche solo per un pomeriggio e
ricorrendo all’espediente di una sfilata e di un concerto di bande musicali, a
far discutere di lealtà e legalità del lavoro e dell’impresa: ma l’anno scorso
abbiamo deciso di chiudere, sconfitti dalla sensazione di predicare nel deserto
e dall’amara constatazione che la realtà andava in direzione diametralmente
opposta rispetto alle nostre aspettative.

Perché questi ultimi sono
stati anni terribili, contrassegnati da una crisi del tessuto economico che ne
sta cambiando e deformando le caratteristiche, dove il senso della legalità è
stato diminuito, da comportamenti, tolleranze e disposizioni legislative, fino
quasi al suo azzeramento.

Anni nei quali fenomeni come
l’inserimento nel mondo del lavoro dell’immigrazione e la frantumazione del
sistema delle imprese sono stati (s)governati con interventi tampone e con
ammiccamenti, coltivando l’illusione che un mercato senza regole potesse
riuscire autonomamente a dotarsene.

E facendo rientrare il tutto
in una logica perversa che finisce per privilegiare la correttezza
dell’adempimento alla sostanza del risultato finale, sia che si tratti di piani
di sicurezza che della privacy di ciascuno di noi.

Qui si è arrivati e da qui
si deve ripartire; la sequenza di morti sul lavoro di questo terribile mese di
Aprile deve essere l’occasione per provare a fermarsi e a rimettere in fila la scala ideale dei valori: che non deve
mai anteporre il risultato al mezzo, che deve ritrovare nella lealtà e nella
legalità gli elementi primari con i quali affrontare la competizione.

E che non deve far sentire alieno chi si rifiuta
ancora e nonostante tutto di credere che il nostro sia il Paese dei furbi e che
il denaro sia il metro di misura della dignità dell’uomo.

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Pubblicato il 26 Aprile 2006
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