«Siamo una coalizione unita e decisa a vincere»
Un determinato e convinto Antonio Conte si è presentato alla città come candidato sindaco del centrosinistra
«Ci manca un 10 per cento dei voti, possiamo recuperarlo, possiamo vincere». Sicuro di sé, determinato, convinto, Antonio Conte si è presentato ufficialmente sabato mattina, alla palazzina della Cultura di via Sacco, come candidato sindaco sostenuto da tutte le forze del centrosinistra varesino: Democratici di Sinistra, Margherita, Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Comunisti Italiani, Repubblicani, e Udeur. Con lui anche tutti i rappresentanti dei diversi partiti. Conte ha subito chiarito di avere con sé «una squadra capace di poter cambiare la città, unità e decisa a vincere le prossime elezioni amministrative. Varese ha bisogno di cambiamento dopo troppo tempo in cui non si curato l’interesse della città».
Conte non si presenta con una propria lista, non appartiene a un partito. Ha deciso di accettare la proposta delle forze del centrosinistra e, insieme, stanno stendendo il programma che sarà presentato la settimana prossima. Ma, prima di tutto, Conte, il cui efficace slogan richiama proprio il suo cognome (“con-te”), ha tenuto a precisare la propria posizione: «Conosco bene Varese e il Comune, ci ho lavorato per anni. Non sono un figlio di papà come altri con cui dovremo combattere in campagna elettorale. Sono stato operaio e so cosa vuol dire lavorare e fare sacrifici. La mia candidatura nasce proprio da questo, da Varese e per Varese, non è nata a Roma, non abbiamo avuto bisogno di Roma, Milano, Gemonio o Arcore per decidere. La nostra coalizione è coesa e lo dico con grande convinzione. Varese ha bisogno di cambiamento perché a furia di parlare di culla, la città si è addormentata».
Il candidato sindaco, 67 anni, ha poi illustrato con decisione i punti principali del programma attualmente in fase di stesura: «Soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione della macchina comunale, dove oggi ci sono solo macerie, dopo anni in cui la macchina non è mai stata oliata. Per far rinascere la città occorre che questa macchina sia perfetta, sia con la sistemazione del precariato, sia con l’eliminazione degli sprechi. No a un’eccessiva cura dell’immagine e all’isolamento del Comune che non è il solo protagonista della vita cittadina, come inteso negli ultimi anni. Sì, invece, alla ricostruzione dei rapporti istituzionali con le altre: dai sindacati agli industriali, dalla società civile alle associazioni, al mondo del volontariato. Fino a una rigorosa politica di difesa dell’ambiente e a una forte tutela del diritto allo studio».
Conte non si è risparmiato nemmeno sui giudizi alla coalizione di centrodestra. «Forza Italia sarebbe il maggior partito della città, eppure ha rinunciato a candidare un proprio sindaco a favore della Lega Nord. In Cambio di cosa? Della candidatura di sindaci propri a Busto Arsizio e Gallarate, secondo loro il vero polo economico della provincia. Ebbene, Varese non è seconda a nessuno, è il capoluogo, noi crediamo in questo, non siamo come Forza Italia che reputa la nostra città secondaria».
Conte sarà così sorretto dalle liste dei singoli partiti: «Non credo che una lista unica porti più voti, anzi con liste diverse c’è più coinvolgimento da parte degli interessati. La nostra campagna elettorale sarà corretta, ma aggressiva: abbiamo il 40 per cento dei voti, non è vero che ci manca il 20 per cento come dicono, ci manca solo il 10 più uno per vincere». Dove recuperare quei voti? «Facendo vedere agli elettori di centrodestra cosa non è stato fatto in questi anni e in quel 37 per cento di varesini che non è andato a votare alle scorse amministrative. Possiamo farcela e permettetemi una digressione biblica: Golia perse contro Davide».
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