Approvate modifiche alla legge per il governo del territorio

Più poteri ai Consigli comunali e semplificazione delle procedure per i progetti già in corso

Approvato a maggioranza dalla Commissione Territorio –  presieduta da Marcello Raimondi (Forza Italia) – il Pdl 145, che modifica la legge regionale 12/2005 per il governo del territorio.

La struttura della legge- che sostituisce il vecchio piano regolatore col Piano del Governo del Territorio (PGT)- resta per lo più invariata salvo prevedere alcuni accorgimenti tecnici per renderne più facile l’applicazione.
In sostanza sono tre le principali novità. Innanzitutto i piani attuativi della legge ( gli strumenti, cioè, di pianificazione individuati dai piani regolatori) saranno adottati e approvati dal Consiglio Comunale e non più dalla Giunta Comunale come è avvenuto fino ad oggi.

La seconda modifica riguarda la possibilità di svincolare la realizzazione di progetti già in corso dall’approvazione del Piano Territoriale Regionale (PTR), come invece sancisce la legge, che obbligherebbe la Regione a realizzare interventi sulla base del PTR.
Infatti, visto che l’elaborazione del Piano territoriale regionale potrebbe richiedere tempi anche molto lunghi, la modifica decisa oggi in Commissione consentirà di non bloccare i progetti, purché approvati dal Consiglio Regionale.

Introdotta inoltre la possibilità per i Comuni di assumere varianti rispetto agli strumenti urbanistici vigenti in questa fase transitoria.
Soddisfatto il relatore Giulio De Capitani (Lega Nord): “si tratta di modifiche di ordine tecnico dettate dall’esigenza di rendere più facile l’applicazione della legge, anche sulla base delle esigenze pervenute da enti locali e associazioni. Il pdl in questione chiarisce alcuni articoli del testo e fa parte di un disegno per il continuo miglioramento della gestione del territorio nella nostra Regione”.

Critiche da parte dell’opposizione, che annuncia battaglia in Aula, soprattutto per l’approvazione di un emendamento che stabilisce: “in caso di contrasto di un intervento oggetto della domanda di permesso di costruire con le previsioni degli strumenti urbanistici adottati (…)” la misura di salvaguardia perde la sua efficacia dopo 3 anni e non dopo 5, come attualmente, dalla data di adozione del piano.

I DS parlano di una legge che ha solo valenza politica, Rifondazione di un provvedimento che privilegia interessi privati. Per la Margherita è intervenuto più volte il Consigliere Giuseppe Adamoli: “Col pretesto di qualche misura urgente e necessaria per l’attuazione della legge per il governo del territorio, questo progetto contrabbanda misure di merito inaccettabili. Come nel caso dell’abbreviazione del periodo di salvaguardia che finisce per favorire interessi patrimoniali”.

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Pubblicato il 17 Maggio 2006
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