Imprese italiane in Cina: come attrezzarsi
Al Convegno “L’esperienza italiana in Cina”, presso la Liuc, si è fatta un’analisi delle principali problematiche che le nostre imprese possono affrontare in quel paese.
La Cina è da un po’ di anni il vero incubo per le nostre imprese, che ne subiscono la penetrazione commerciale, con quello che viene letto come una vera e propria concorrenza sleale. Minaccia ma anche opportunità per chi la voglia sfruttare. “Investire oggi in Cina è allo stesso tempo molto rischioso e molto redditizio” sostiene il Professor Fabio Corno, docente della Liuc di Castellanza, intervenuto oggi al convegno organizzato dall’università Carlo Cattaneo ed UNIVA.
Il professore ha accompagnato lo scorso anno un team di studenti dell’ateneo di Castellanza a Shangai nell’ambito di Summer School: un progetto, condotto in collaborazione con la Fudan University di Shangai, con la finalità di far conoscere agli studenti le aziende e le istituzioni di quel paese, attraverso un percorso di studi e visite guidate presso imprese cinesi.
Uno dei principali motivi per cui è rischioso investire in Cina è l’instabilità politica-sociale. “C’è un gap di democrazia difficilmente affrontabile – sostiene Corno – ed una costante violazione della privacy dei cittadini attraverso per esempio il controllo della posta elettronica. A questi bisogna aggiungere l’enorme squilibrio presente tra aree rurali e città, ma anche altri problemi come ristrutturazione del sistema sanitario”.
“Chi va in Cina si deve attrezzare per risolvere una complessa serie di problematiche politiche e amministrative ed una cultura molto differente rispetto alla nostra” conclude.
Interviene poi il prof.Giorgio Prodi che, dopo aver fatto un’analisi dettagliata dei dati in nostro possesso sulla situazione delle imprese italiane in Cina, indica alcuni tra i problemi maggiormente riscontrati da un punto di vista di supporto istituzionale. Innanzitutto l’estrema frammentarietà e dispersione che caratterizza le nostre rappresentanze istituzionali in Cina: ci sono Regioni, ministeri, province, Camere di commercio, mentre gli altri paesi europei, come la Germania, fanno riferimento ad un unico ente. “L’ICE (Istituto per il commercio estero) potrebbe essere un referente centrale ma si è dimostrato incapace di far fronte alle reali esigenze delle nostre aziende – sostiene Prodi – in particolare per quelle che hanno trasferito in Cina la produzione”.
Infine i partecipanti al convegno hanno ricordato le grandi difficoltà comunicative, come una delle principali sfide per chi voglia investire in quel paese. C’è un problema di mancanza di traduttori qualificati, sia cinesi che italiani, ma anche il problema di superare una certa innata diffidenza che il cinese nutre nei confronti dello straniero, percepito come invasore. “Tutte le volte che vado in Cina devo condurre delle estenuanti battaglie per far capire cosa voglio” sostiene Giuseppe Contino, product manager in Cina per alcune griffe italiane. “Fare affari con i cinesi è complicato e non riesci mai a sapere se alla fine l’hai spuntata tu o il tuo interlocutore” conclude il manager napoletano.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Fabrizio Tamborini su Ferito con un machete sul lungolago: agguato nella notte a Laveno Mombello
Felice su "Ciak si gira!", alla scuola Mazzini di Varese le riprese del nuovo film di Emanuele Mattana
lenny54 su Il sindaco di Besnate in Ucraina: «A Odessa problemi ordinari in una situazione straordinaria»
principe.rosso su Il sindaco di Besnate in Ucraina: «A Odessa problemi ordinari in una situazione straordinaria»
Felice su Ospedale di Comunità di Somma Lombardo ai privati, Astuti (Pd): "Decisione calata dall’alto, ulteriore colpo alla sanità pubblica"
PaoloFilterfree su Carburanti, finiscono le risorse per lo sconto: proroga del gasolio fino a mercoledì






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.