La battaglia di San Martino aiuta a capire la Resistenza

Lo storico Enzo Rosario Laforgia spiega l'importanza di quell'evento nella storia nazionale

La battaglia del San Martino, consumatasi nel novembre del 1943 nel territorio della provincia di Varese, in prossimità con il confine svizzero, è stata una delle prime esperienze della Resistenza italiana. Ma fino ad oggi, benché in tutti questi anni il ricordo di quell’evento sia stato sempre vivo e presente nella memoria del territorio, non ne era stata mai affrontata una completa ricostruzione in sede storiografica. Certo, non sono mancati nel frattempo saggi, memorie, studi. Né è stato mai trascurato questo episodio nella vasta bibliografia dedicata agli eventi che segnarono la storia nazionale tra il 1943 ed il 1945. Ma ancora molto poco si sapeva dei suoi protagonisti, a cominciare dal tenente colonnello Carlo Croce, dell’organizzazione della formazione "Esercito Italiano- Gruppo “Cinque Giornate”", dei rapporti che intrattenne con gli alleati anglo-americani, di ciò che seguì alla fuga in Svizzera dei superstiti.
(nella foto: lo storico Enzo Rosario Laforgia)

Francesca Boldrini ha colmato in buona misura le lacune che hanno condizionato la completa conoscenza di questa pagina della nostra storia, intrecciando e confrontando la documentazione reperita negli archivi italiani e svizzeri con le testimonianze raccolte nel corso degli anni. Era forse necessaria la passione di una studiosa radicata nel territorio in cui quei lontani avvenimenti ebbero luogo per far venire alla luce molta documentazione fino a questo momento sconosciuta, custodita gelosamente negli archivi privati.

La storia del gruppo costituito dal comandante Giustizia – questo fu il nome di battaglia che volle per sé il colonnello Croce – viene qui finalmente restituita nella sua integrità. Per molti anni ha pesato su questa esperienza un giudizio forse un po’ sbrigativo, condizionato da una lettura troppo schematica della guerra partigiana. Certamente sul piano militare la battaglia del San Martino ebbe un esito fallimentare (ma non poteva essere diversamente in quel momento e con quella disparità di forze); certamente fu debole o quasi inesistente la componente politica e la caratterizzazione ideologica di una formazione che ancora si presentava come «Esercito italiano» e che fondava la propria scelta su valori patriottici di ispirazione romantico-risorgimentale (ma non bisognerebbe dimenticare che questa storia si consuma appena due mesi dopo l’8 settembre). È innegabile, tuttavia, che i combattimenti del San Martino ebbero un forte impatto emozionale ed una importante carica suggestiva per quei giovani che nell’Alto Varesotto, dopo lo sbandamento seguito all’armistizio e l’occupazione tedesca, maturarono la scelta resistenziale.

Questa importante pagina della lotta di liberazione della provincia di Varese ci conferma una volta di più che quel complesso fenomeno storico, multiforme e a più dimensioni, che comprendiamo sotto la voce Resistenza non è in realtà che la somma di molteplici resistenze: armata, operaia, delle donne, dei militari, dei prigionieri, dei non collaborazionisti. Forme diverse, riconducibili tutte a quel fenomeno nuovo nella storia dell’Italia unita che assunse l’aspetto di una straordinaria disobbedienza di massa.

Da più di vent’anni l’Istituto varesino «Luigi Ambrosoli» per la storia dell’Italia contemporanea e del movimento di liberazione, di cui Francesca Boldrini è valida collaboratrice, è impegnato nell’attenta ricostruzione di quel periodo storico, come è confermato dal lungo elenco delle sue pubblicazioni. All’interno dei suoi programmi di ricerca è nato questo volume, che vede oggi la luce grazie all’interessamento e al sostegno dello Spi-Cgil di Varese.

 

 

Enzo R. Laforgia

Istituto varesino «Luigi Ambrosoli» per la storia dell’Italia contemporanea e del movimento di liberazione

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Pubblicato il 12 Maggio 2006
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