Per la festa si attende il ritorno di Ivan
Il trionfatore del Giro: «Per ora voglio vedere mio figlio, poi si vedrà». A Cassano suonano a stormo le campane
«Di feste a Cassano per ora non
ne so nulla»: così Ivan Basso si schermisce durante la conferenza stampa conclusiva del Giro d’Italia. «Adesso voglio
finalmente andare a vedere mia moglie e mio figlio, poi vedremo». La moglie Micaela e il piccolo Santiago, nato appena l’altro ieri, si trovano infatti già a Milano, all’ospedale Sacco dove il secondo erede di casa Basso ha visto la luce.
Intanto nella cittadina della maglia
rosa il primo segnale di gioia è arrivato dalle campane di San
Giulio, suonate a tutto spiano da don Claudio nel momento esatto in
cui Ivan ha tagliato il traguardo di corso Venezia a Milano.
Nel tardo pomeriggio, poi, casa Basso e dintorni, nella parte alta di Cassano, sono stati tappezzati di rosa da tifosi e amici del nuovo campionissimo del pedale. Numerosi gli striscioni che testimoniano l’affetto della città per questo suo figlio assurto ai massimi onori in uno sport duro e affascinante come il ciclismo.
Se con Stefano Garzelli, vincitore del Giro 2000, erano state le valli varesine e l’alta provincia, ancora risuonanti del mito intramontabile di Alfredo Binda, a gioire più di tutti, Basso ha fatto felice la bassa provincia. Una vittoria, quella di Basso, che dà ulteriore lustro ad una grande tradizione ciclistica, che già ha espresso nomi di valore dal passato remoto fino a quello recente: da Michele Mara, campione bustocco degli anni Venti-Trenta, a Claudio Chiappucci, il "Diablo" di Uboldo eroe di attacchi a lunga gittata in montagna e discese da mettere i brividi.
Cassano ora aspetta il ritorno di Ivan per concedergli il meritato trionfo, e l’altrettanto meritato periodo di relax e recupero prima di cominciare l’avvicinamento al grande traguardo del Tour. Un traguardo che, "di questo Basso", potrebbe davvero colorarsi d’azzurro, e sentir risuonare l’inno di Mameli. Ad Ivan il ruolo, scomodo, di favorito del Tour: ai tifosi di tutta Italia un sogno che dopo Pantani e sotto il regno di Armstrong pareva mostruosamente proibito.
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