Il diritto di Israele

L'associazione Italia-Israele in polemica con il "cerchiobottismo" prevalente: "tutelare il diritto di Israele ad esistere"

Riceviamo e pubblichiamo

Tutti
si dicono preoccupati per quanto sta accadendo al confine tra Israele e
Libano, tutti invitano le parti a trovare una soluzione diplomatica ai
problemi apertisi, smettendo di far ricorso alle armi e, soprattutto
per quanto riguarda Israele, alla sua reazione ritenuta sproporzionata.

Ma molti si dimenticano che Israele è un paese da sempre sotto la minaccia del terrorismo di matrice islamica
e, nonostante la riduzione degli attentati suicidi contro i civili
grazie alla tanto vituperata barriera difensiva, ogni giorno i suoi
cittadini devono affrontare una realtà ostile ai propri confini:
le milizie di Hezbollah nel sud del Libano, Hamas che ha preso il
controllo dell’Autorità Palestinese e le cui milizie
lanciano quotidianamente missili Qassam contro insediamenti civili, la
Siria che da asilo a decine di terroristi, l’Iran di Ahmadinejad che oltre alle tante minacce nega l’Olocausto.
Ma molti si dimenticano che lo stato democratico di Israele subisce da sempre gli attacchi dei terroristi Hezbollah,
l’ultima volta era accaduto nello scorso mese di Novembre allorché  dodici israeliani, fra soldati e civili, erano rimasti feriti, due in modo grave, colpiti da decine di razzi Katyusha e tiri di mortaio sparati dal Libano verso le comunità israeliane vicine al confine
, in una operazione tesa sia a mietere vittime che a sequestrare israeliani, ma allora,  nonostante
le proteste di Israele, nessuna diplomazia si era mossa per chiedere di
far rispettare la risoluzione 1559 dell’ ONU che prevedeva lo
scioglimento di tutte le milizie armate presenti nel Libano.
Ora in queste ultime settimane la strategia congiunta dei terroristi di Hamas e di Hezbollah, sotto la regia occulta di Iran e Siria, ha portato ad aggredire ancora Israele con morti e feriti anche tra i civili, e alcuni militari rapiti.
Sia nel nord che nel sud del suo territorio Israele è stato trascinato nei combattimenti per fermare
l’aggressione portata da terroristi , finanziati ed armati da
Siria ed Iran, che perseguono l’obiettivo di scalzarlo dal suo
stesso territorio sovrano perché, come sostengono da tempo molti
governi arabi, Israele non ha diritto alla propria esistenza e il suo
popolo deve essere annientato.
Se
dunque Israele si affida alle armi per difendere il diritto alla
propria esistenza non scandalizziamoci,  ma riflettiamo sul fatto
che per fortuna questo stato democratico, l’unico  nella
regione, sin qui ha avuto la forza di farlo anche da
solo.
Infatti
se questa difesa fosse stata delegata alla “comunità
internazionale” in senso solo politico, molto probabilmente
Israele, in attesa di veder applicate le risoluzioni dell’ONU a
sua “salvaguardia”, sarebbe stato cancellato dalla carta geografica della regione, come vorrebbe anche il Presidente Iraniano
Ahmadinejad che sta tentando di dotarsi dell’arma nucleare per realizzare questo suo sogno, e
tutti gli ebrei lì residenti sarebbero già stati di nuovo
vittime dell’odio antisemita presente in gran parte del mondo
arabo.
Allora,
invece di tenere il solito comportamento da
“cerchiobottismo” nei confronti di quanto sta succedendo in
quell’area, e certo dispiace che anche civili ne siano coinvolti,
è auspicabile che le diplomazie occidentali si attivino
veramente per tutelare innanzitutto il diritto all’esistenza
dello Stato di Israele.
A tal fine ben venga una proposta come quella del Sottosegretario agli Affari Esteri Gianni Vernetti che ritiene <siano
maturi i tempi per aprire un processo che porterà
all’inclusione di Israele nella NATO: così facendo daremo
un contributo concreto alla creazione di un nuovo sistema di sicurezza
regionale, ridurremo l’isolamento di Israele, dimostreremo al
terrorismo islamista la coesione della comunità
internazionale>, il nostro auspicio
è che ci si attivi per dare seguito a proposte come questa che
partono da un presupposto fondamentale quello di difendere, con il
sostegno di una organizzazione di reciproca difesa che prevede anche
l’uso della forza armata, il diritto all’esistenza di
Israele senza se e senza ma.
Nel frattempo la nostra Associazione esprime piena
solidarietà allo Stato di Israele che ha subito anche questa
volta delle proditorie aggressioni, che ha pieno diritto
all’autodifesa e a veder rispettate le condizioni poste per
interrompere la propria azione: la liberazione dei suoi militari
rapiti, il disarmo dei terroristi di Hezbollah e la cessazione del lancio di missili Katiuscia sul nord del paese.
 Solo così si potrà sperare di gettare le basi per avere una buona pace.

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Pubblicato il 18 Luglio 2006
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