Il progetto Nigeria decolla in anticipo
Padre Benedetto Oparaugo racconta l'iniziativa con l'ospedale di Busto, la parrocchia di Crenna ed Aciss che ha portato ad aprire una clinica-ambulatorio nel suo villaggio natale di Ngugo
Il Progetto Nigeria lanciato appena due anni fa dall’Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo di Busto Arsizio insieme al
Tutto nasce due anni fa, quando padre Benedetto, allora in servizio a Crenna di Gallarate, incontra il direttore genrale dell’azienda ospedaliere bustese Pietro Zoia, che proprio a Crenna risiede, frequentandone la parrocchia. Lì si decide di fare qualcosa per il villaggio di padre Benedetto, dove mancava tutto dal punto di vista socio-sanitario. Viene mandato in avanscoperta l’allora primario del reparto di malattie infettive, Giuliano Rizzardini (attualmente primario all’ospedale Sacco di Milano), che torna con impressioni positive, ma riferendo che serviva l’aiuto del volontariato. Si aggiunse quindi l’ACISS, con il suo presidente Luigi Parassoni, a completare il "tridente" Chiesa-ospedale di Busto-volontariato. È stata ACISS a completare prima l’ambulatorio nel seminario di Owerri, poi quello di Ngugo; Zoia si è recato di recente in Nigeria, raggiugnendo Parassoni e verificando di persona il lavoro svolto.
In meno di due mesi, fra maggio e fine giugno, padre Benedetto
Oparaugo ha individuato un rustico nel suo villaggio – dove ancora vive l’anziano padre, di 105 anni! – e con l’aiuto di ACISS e una spesa di appena 6500 euro (risibile, se rapportata a quella necessaria per una struttura simile da noi) vi si è creata la St. George’s Clinic, un ambulatorio che servirà 30.000 persone che vivono nel raggio di una giornata di cammino e cui l’ospdale di Busto ha fornito letti, armadi, materassi, insomma quanto serviva ad arredarlo convenientemente, oltre ai medicinali. Il primo evento importante è stato la nascita di una bambina, subito battezzata Georgina – gli Igbo sono pressochè totalmente cristiani, a maggioranza cattolica. I due dipartimenti della clinica sono stati intitolati ad Annibale Tosi ("un grande bustocco" lo ricorda Zoia: i suoi eredi hanno aiutato il progetto) e a Chinonye, una bambina morta di tetano per la mancanza di un banalissimo siero o vaccino capace di prevernirlo.
Non va dimenticato che siamo in quel Biafra (guai a chiamarlo così di fronte ai non-Igbo!) che fra il 1967 e il 1970 volle proclamarsi indipendente per tenersi il petrolio di cui è ricco, scatenando una guerra di secessione fallimentare che rivaleggiò con il Vietnam per ferocia e immagini raccapriccianti e divenne in Occidente il simbolo delle miserie dell’Africa postcoloniale. Una ferita, quella delle guerra e della mancata indipendenza, ancora ben presente nel ricordo, anche se si cerca di non parlarne mai.
Anche per questo il grazie di padre Benedetto Oparaugo è rivolto a tutti quelli che hanno reso possibile l’iniziativa: all’ospedale di Busto, che si è imepgnare a fornire medicinali a scadenze regolari, chiedendo in cambio riscontri puntuali sul loro uso per evitare speculazioni e traffici col mercato nero, fiorentissimo in Nigeria; all’ACISS; alla parrocchia di Crenna e all’arcivescovado di Owerri. "Vi invito a venire in Nigeria, sarete sempre i benvenuti" dichiara padre Benedetto, racconantando gli aneddoti ora lievi, ora tragici, della sua terra. Come l’abitudine di offrire agli ospiti un frutto di cola ("amarissimo" rabbrividisce Rizzardini) in segno di benvenuto, oppure gli episodi luttuosi che lo hanno convinto della necessità di avere presidi sanitari, e non solo farmacie più o meno improvvisate: "Un bambino, avrà avuto tre anni, ci conosceva tutti per nome, noi religiosi, ci chiamava alle funzioni, era la nostra gioia. Un giorno si è ammalato di febbre, l’ospedale era lontano, i suoi genitori hanno acquistato delle medicine è provato a curarlo con quelle, ma si è aggravato e la morte lo ha colto prima che lo si potesse portare all’ospedale in città. Quella volta ho dovuto piangere".
I problemi sono tanti, e questo intervento non vuole riproporre la stanca pantomima del neocolonialismo "buono", come osserva Parassoni: saranno i nigeriani stessi a gestire le strutture, tutto quello che si chiede loro è di dare un rendiconto preciso dell’uso di quanto gli sarà fornito – troppo spesso gli aiuti all’Africa finiscono nelle tasche sbagliate, per tacere della basilare incomprensione delle culture locali che porta sovente ad iniziative sbagliate in partenza, come invece ricorda Rizzardini. Per quanto possibile l’ambulatorio-clinica di Ngugo si manterrà da sè; le prime visite sono state gratuite. "L’unico medico ha dovuto visitare 78 pazienti in tre ore, e ne arrivano in continuazione in questi giorni, man mano che la voce gira" racconta compiaciuto padre Benedetto. Per chi non ha nulla il servizio sarà gratuito, per chi può dare qualcosa, anche poco, si organizzerà un sistema a base di ticket. "Purtroppo il pubblico da noi in Nigeria non funziona" racconta amareggiato il sacerdote. "Guardate solo la scuola: i potenti mandano i figli in Europa e in America a studiare, mentre la scuola pubblica è allo sfascio per la corruzione imperante. La Chiesa a questo punto che fa? Apre le sue scuole e i suoi ospedali, e non potrebbe fare diversamente".
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