Scienze: una facoltà stimata, ma non dal territorio

Dopo due mandati alla guida della facoltà di Scienze, il professor Valvassori lascia. Con tante soddisfazioni e qualche rammarico

Roberto Valvassori, preside della facoltà di Scienze dell’Università dell’Insubria, lascia dopo due mandati. Le ultime votazioni hanno premiato Alberto Coen Porisini, 44 anni, varesino,  professore ordinario di Sistemi per l’Elaborazione dell’Informazione che afferisce al Dipartimento di Informatica e Comunicazione.

«Mi ero detto disponibile per un terzo mandato, ma i docenti hanno preferito un cambiamento. Così vanno le cose. Sone le regole della democrazia».

Che facoltà lascia?
Sono convinto di lasciare una facoltà in ottima salute. Il contesto, si sa, è complicato e la facoltà vive in sintonia con l’ateneo. Ciononostante, ritengo che Scienze si sia meriatata un ruolo di riguardo nel panorama italiano.

E in effetti le guide alle facoltà universitarie italiane vi premiano sempre. Soprattutto la ricerca
Il risultato è il frutto di un lavoro di squadra. Tanti docenti che hanno deciso di radicarsi all’Insubria, di investire le proprie risorse ed energie, facendovi convergere le conoscenze vantate a livello nazionale ed internazionale. Inoltre abbiamo voluto instaurare un rapporto con gli studenti che fosse personale. Ciò è reso possibile dalle dimensioni della facoltà, ma anche dalla disponibilità di tutti.

Ma sono solo fiori?
Purtroppo no. La nostra facoltà è cresciuta ma in modo frazionato. Avremmo bisogno di una sede unica, di riunirci. Inoltre sono ancora aperti molti e importanti problemi di natura logistica, tipo i trasporti o le residenze per gli studenti.

Quando ci incontrammo qualche anno fa lei si disse dispiaciuto per la scarsa sinergia del territorio. Le cose sono cambiate?
Non molto. Abbiamo trovato un buon interlocutore nel Comune di Busto ma oltre non siamo andati. Il problema non è solo legato alla nostra realtà. Ritengo che ci sia un progressivo scollamento tra la nostra società e l’ambiente culturale. Poco interesse e poca attenzione. Le faccio un esempio: noi abbiamo numerosi dottorati di ricerca ma solo un paio sono realizzati in sinergie con realtà produttive ed istituzionali locali. Questo è un peccato perchè si sottovalutano gli effetti di un lavoro di squdra. Come fa il mondo accademico a proporre soluzioni efficaci quando non si conoscono bene i problemi?

Non è che il tessuto economico frastagliato sia un limite a questo progetto di collaborazione?
In effetti, l’investimento nel campo della ricerca ha tempi medio lunghi e non tutti possono sopportare i costi. Ma, in tutto il mondo si è capita l’importanza del plus valore della ricerca, mentre l’Italia è decisamente arretrata. E ciò è pericoloso.

Ma questo discorso è sostenibile anche per la vostra facoltà?
Oggi materie come chimica, matematica e fisica sono decisamente in ribasso, tant’è che il Ministero sta avviando politiche di supporto. Ma come si fa a pensare oggi quale sarà il mondo domani? Io ritengo che anche i nostri ragazzi, che studiano con passione e interesse, diventano una risorsa proprio per la loro determinazione. ( ndr, Professori della Facoltà sono impegnati, per esempio, in Stati stranieri in ricerche nel campo dell’ambiente per solusioni ecocompatibili)

Può essere stato letto come un limite il fatto che lei è milanese?
Non credo, anche perchè l’ateneo è rappresentato solo dal Rettore che ha questo ruolo istituzionale. Noi, da parte nostra, siamo conosciuti e visibili nel mondo accademico internazionale e questo è il nostro ambito di azione. Il mio successore, comunque, è varesino…..

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Pubblicato il 21 Luglio 2006
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