Tresa e Margorabbia “bollono”, specie ittiche in pericolo
Le acque dei due fiumi hanno raggiunto temperature da mar dei Caraibi. Tresa a 29° e Margorabbia a 32. Conseguenze piuttosto gravi sul ciclo biologico dei pesci
Il caldo non da tregua e anche laghi e fiumi stanno accusando il colpo. Se il lago Maggiore scende sotto lo zero idrometrico i fiumi, oltre a rinsecchirsi, aumentano la temperatura dell’acqua. e’ di questi giorni, infatti, la notizia che le acque del fiume Tresa "bollono" e hanno raggiunto la temperatura record di 29 gradi, come nel mar dei Caraibi. Il suo affluente, che nasce dal lago di Ghirla, il torrente Margorabbia, che ha un percorso più pianeggiante, lo ha superato raggiungendo i 32 gradi. I dati provengono dall’uffico federale elvetico per l’ambiente e dal dipartimento di scienze dell’università dell’Insubria. A questo proposito, pur confermando che non si tratta di un evento che si verifica tutti gli anni, è il professor Marco Saroglia, docente di acquacoltura e ittiologia dell’ateneo varesino a spiegare i pericolosi effetti sulla fauna ittica di temperature del’acqua così alte.
Professore, quali sono i principali effetti di una temperatura così alta dell’acqua del Tresa sul sistema biologico del corso d’acqua?
Il primo effetto, che provoca gli altri a catena, è la diminuzione dell’ossigeno nell’acqua (ipossia). A seguire il metabolismo dei pesci rallenta indebolendo la salute generale dell’animale esponendolo ad agenti patogeni che potrebbero essere fatali. Se il periodo si prolunga si giunge all’iper-termia che impigrisce il pesce fino a non farlo mangiare più. Infine, ma solo in casi eccezionali, si possono formare alghe tossiche.
Come si difendono i pesci e quali sono le specie più a rischio?
Fino ad un certo punto tutti i pesci adattano il loro equilibrio alla situazione ma oltre un certo limite non ce la fanno. Le trote risalgono la corrente verso il lago Ceresio in cerca di acque più fresche mentre i ciprinidi, carassi e carpe, resistono maggiormente. Sul fiume Tresa poi esistono barriere artificiali come la diga di Creva, sprovvista di scale di risalita per i pesci, che non permettono ai pesci di risalire la corrente e quindi la morte è certa. Una situazione di prolungata calura potrebbe modificare l’intero ciclo biologico delle trote con ripercussioni anche sugli anni a venire.
Quindi c’è un pericolo per i pesci di Tresa e Margorabbia?
Come detto a soffrire sono maggiormente le trote che potrebbero morire di malattie a causa della debolezza. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un costante aumento delle temperature estive e se sulle cause la scienza è divisa sulle conseguenze c’è una visione unitaria. Servono regole nuove anche per la pesca che si adeguino a queste situazioni.Se non si può ancora parlare di allarme c’è da stare almeno all’erta.
Come si muove l’università dell’Insubria su questo tema?
Stiamo effettuando uno studio sul ciclo biologico del pesce persico nel lago di Varese e i risultati confermano quanto detto fin’ora. L’equilibrio generale dei pesci cambia e fino ad un certo punto si può adeguare ma oltre c’è la morte.
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