«Basta con condoni, indulti e sanatorie»
L'intervento del segretario cittadino della Lega Fabio Binelli sulla questione relativa all'evasione fiscale
Pubblichiamo il contributo del segraterio cittadino della Lega Fabio Binelli sul tema dell’evasione fiscale.
Alcuni giorni fa, il Ministero dell’Economia ha annunciato, con grande sostegno mediatico, l’incremento delle entrate tributarie riferite al primo semestre 2006. L’interpretazione del capo del governo italiano, Romano Prodi, è stata di collegare l’aumento delle entrate alla lotta all’evasione, componente essenziale del programma del Centro-sinistra.
Il concetto, variamente espresso da vari esponenti di governo, è che se la pubblica amministrazione mantiene una linea rigorosa in materia fiscale, non promette condoni e stimola i controlli, il cittadino è disincentivato dall’assumere comportamenti scorretti, in quanto sa che esiste un sistema che potrebbe individuarne le irregolarità e sanzionarlo. In altri termini, se si manifesta una volontà politica di controllo e repressione dell’evasione fiscale, i contribuenti divengono più fedeli e le entrate dello Stato aumentano. A parte qualche dubbio sul fatto che un mese di governo di centrosinistra abbia stimolato un così mirabolante incremento delle entrate fiscali, vorrei soffermarmi sul concetto introdotto da questa interpretazione.
Personalmente condivido a pieno il principio contenuto: se lo Stato si mostra lassista sull’applicazione delle leggi da esso stesso approvate, se l’interpretazione delle norme viene effettuata in modo da renderle inapplicabili, se si lascia costantemente intravedere la possibilità di sanare irregolarità e abusi, se la possibilità di sfuggire alle sanzioni previste dalle norme è superiore a quella di subire la giusta punizione, i cittadini perdono il rispetto per le istituzioni e si mina uno delle basi della convivenza civile, cioè il principio di legalità. Se in Italia ogni nove anni viene approvato un condono edilizio (1986, 1995, 2004), risulta difficile per i Comuni combattere l’abusivismo; se ogni decennio si vara un condono tombale in materia tributaria, gli uffici per le Entrate si ritrovano con le armi spuntate contro gli evasori; e i cittadini onesti si sentono beffati.
In questo senso gravi responsabilità ha sicuramente avuto il governo di centro-destra, con il condono edilizio e quello fiscale, cui sono da aggiungere altri provvedimenti dai nomi più fantasiosi (scudi fiscali, sanatorie, ecc.). Ma l’impressione è che il Centro-sinistra stia anch’esso operando per la demolizione del principio di legalità, in modo forse ancor più convinto del governo precedente.
Se infatti dimostrare condiscendenza nell’applicazione delle leggi tributarie provoca evasione fiscale, quali effetti avrà sui reati penali l’approvazione dell’indulto? A stretto senso logico la proliferazione degli atti delinquenziali. E’ opportuno notare che l’indulto consiste in una diminuzione di pena e si applica a chi è già stato giudicato colpevole in forma definitiva dallo Stato: non tocca quindi il vero problema della giustizia italiana che è costituito dalla lunghezza inaccettabile dei processi. L’indulto altro non è se non un condono della pena, un saldo di fine stagione. Con l’indulto, fortemente voluto dal Centro-sinistra come atto di civiltà giuridica (“Oggi e’ una bella giornata per la Camera e per le istituzioni” ha detto al momento dell’approvazione Fausto Bertinotti, comunista, presidente della Camera), in realtà si fa carta straccia del codice penale e si dice a coloro che sono colpevoli di reati gravi (omicidio, furto, rapina, sfruttamento della prostituzione, spaccio di stupefacenti, violenza privata, corruzione, reati finanziari vari, ecc.) che lo Stato ha scherzato, chiede scusa e anzi dà loro una mano (1000 € al mese alle ditte che assumono condannati scarcerati con l’indulto, 0 € a chi assume una persona onesta). Che differenza c’è tra l’indulto e il condono fiscale? Concettualmente nessuna (chi non ha rispettato la legge vede la sua sanzione ridotta o addirittura cancellata), ma in pratica è molto più grave, perché dà via libera alla delinquenza comune che colpisce le fasce sociali più deboli della popolazione.
Analogamente il Centro-sinistra sta minando la credibilità dello Stato anche su un altro versante fondamentale per la vita dei cittadini, quello dell’immigrazione. Il ministro comunista Paolo Ferrero ha richiesto una modifica del decreto flussi che porterebbe da 170.000 a 500.000 gli immigrati che possono entrare in Italia nel corso del 2006. Quello che si omette di dire è che questi 330.000 extracomunitari sono già in Italia, senza aver seguito le procedure previste dalla legge vigente e quindi la loro presenza sul nostro territorio è illegale. Si tratta di clandestini, cioè di persone che, diversamente da coloro che in modo corretto hanno seguito le norme stabilite dal Parlamento Italiano per venire a lavorare in Italia, come loro primo atto hanno violato le regole del paese al quale chiedono ospitalità. Non solo, ma i 350.000 clandestini, non potendo, in assenza di permesso di soggiorno, avere un lavoro regolare, sono, nel caso migliore, lavoratori in nero (e quindi, insieme ai loro datori di lavoro, sono evasori fiscali…), nel caso peggiore delinquenti.
Se lo Stato invece di riaccompagnare alla frontiera i clandestini e perseguire i loro datori di lavoro (e magari anche i proprietari di casa che affittano in nero agli immigrati clandestini, altri evasori fiscali e sfruttatori), si adopera per regolarizzarne la posizione, dove va a finire il principio di legalità? Che rispetto potranno avere delle nostre leggi immigrati che constatano che tutto è loro concesso e non si devono neppure sforzare di rispettare le regole basilari? Lo Stato italiano tornerà ad essere la meta preferita degli extracomunitari irregolari e degli scafisti-schiavisti, e la massa di clandestini che si riverserà sulle nostre frontiere andrà a penalizzare ancora una volta le fasce più deboli della popolazione sia per il proliferare della criminalità comune ed organizzata sia per il diffondersi del lavoro nero che danneggia enormemente la possibilità di assunzione in regola di cittadini italiani e lavoratori immigrati. Le promesse di sanatoria da parte dello Stato (sugli immigrati clandestini se ne fa una ogni 5 anni), l’omissione nei controlli e la mancata applicazione delle sanzioni anche in questo caso disarticolano lo Stato di diritto e danneggiano i cittadini onesti, siano essi italiani o di altri paesi.
Credo che una corretta riflessione sul principio di legalità debba essere trasversale agli schieramenti politici ed indurre le forze politiche responsabili a cancellare condoni, indulti, sanatorie e riaperture dei termini di legge dallo scenario legislativo ed operare invece perché le leggi vigenti, condivise o meno, siano applicate nel modo corretto, fatto salvo il diritto di modificarle per via democratica.
Fabio Binelli
Lega Nord per l’Indipendenza della Padania
segretario cittadino di Varés
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