Siete sulla ciclabile: bici a mano
Scale, tunnel e ora anche un cartello che invita a scendere dal mezzo a due ruote e andare a piedi. Disabili esclusi
Abbracciamo il Lago ha scatenato I nostri lettori. Foto, lettere e interventi per celebrare il terzo appuntamento organizzato dalla Provincia di Varese, nell’anno che ha fatto registrare la fine dei lavori dell’anello ciclopedonale. Un punto in particolare ha suscitato l’interesse e i dubbi dei nostri lettori: a Cazzago Brabbia infatti la pista si infila sottoterra con una scalinata, passa al di là della strada provinciale 1 attraverso un tunnel lungo 30 metri e si ricollega al percorso “normale” con un’altra scalinata. Le proteste dei ciclisti e degli altri fruitori della pista sono state numerose, pattinatori e mamme con passeggini soprattutto, per non parlare dei disabili in carrozzella, per i quali è
impossibile passare. Inoltre il percorso cazzaghese prosegue all’interno della Palude Brabbia, area tutelata da un piano di gestione che non ammette al suo interno il passaggio di strade: per aggirare il divieto, i progettisti della Provincia hanno realizzato una pavimentazione ad impatto zero, in “calcestre” (calcare compattato permeabile). Bello da vedere (anche se i gusti dei nostri lettori non sembrano concordare con un giudizio estetico in questo senso), ma difficile da percorre in bici e coi pattini a rotelle.
La ragione di questo passaggio “bici a mano” (come recita il cartello in entrata e uscita dal tunnel, foto a sinistra) è spiegata dall’ufficio progettazione di Villa Recalcati: in sostanza il piano regolatore del Comune di Cazzago Brabbia prevedeva una scalinata, unico progetto ammissibile a causa di una serie di vincoli burocratici, accessi carrai e preclusione all’uso dei fondi nell’area che avrebbero complicato se non compromesso qualsiasi altro disegno. Inoltre nel sottosuolo, proprio dove passa la pista, corrono i cavi della Telecom e, soprattutto, il collettore fognario: per questo, spiegano sempre dalla Provincia, è stato impossibile scavare più in superficie, come per altro fatto nell’altro tratto sotterraneo nel piccolo Comune sul Lago di Varese, dove c’è una rampa e non le scale. In pratica, stando alla posizione di Villa
Recalcati, è stato fatto il possibile per rendere fruibile la pista. Inoltre, non essendo un lavoro immutabile nel futuro, potranno essere apportati miglioramenti, primo fra i quali una pedana elevatrice per permettere a tutti di continuare il percorso e non arenarsi a causa della scalinata, come successo la scorsa domenica (i punti critici sono per altro presenti, anche se meno evidenti, in altri punti della pista).
Le perplessità dei cittadini probabilmente rimarranno, così come i dubbi sul progetto dell’anello nel Comune di Cazzago Brabbia. Il primo progetto di fattibilità della Provincia data 1997 (non votato in giunta, una sorta di bozza da sottoporre alle amministrazioni comunali): i Comuni hanno poi presentato delle controdeduzioni dalle quali è scaturito il disegno finale. Il punto più
controverso, vuoi per la presenza della Palude, vuoi per la contrarietà all’opera degli amministratori di allora, fu proprio quello cazzaghese: il disegno iniziale prevedeva infatti il passaggio dell’anello all’interno del territorio comunale, su strade comunali. Poi fu spostato a ridosso della Provinciale 1, con l’approvazione di tutto il consiglio comunale all’unanimità: i motivi li ha spiegati con molta chiarezza l’attuale sindaco Massimo Nicora in una lettera del 26 luglio scorso. Resta il fatto che quello realizzato sul territorio cazzaghese è il tratto più costoso dell’anello varesino (389.655 euro al chilometro, fatta salva inflazione, passaggio Lira/Euro e costi aggiuntivi sopraggiunti nel tempo). «Bisogna abituarsi, i miracoli non si possono fare», chiosano in Provincia. Bici in mano: i ciclisti varesini non potranno fare altrimenti.
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