Donne sempre più precarie nel lavoro
Da un'indagine realizzata in Provincia, emerge che le differenze lavorative tra uomini e donne sono ancora molte, soprattutto economiche
C’è ancora disparità di trattamento nel mondo del lavoro tra uomini e donne. Ma, quel che è peggio, la necessità che si trovi un equilibrio non viene sentita come priorità, a nessun livello.
In Italia la percentuale di occupazione femminile è di poco superiore al 39%. Il comparto sanità è quello dove maggiormente le donne riescono ad inserirsi (60,6%). E anche Varese conferma questo dato con il 71% delle addette. La percentuale scende, però, drasticamente proporzionalmente all’avanzamento di carriera: nei ruoli dirigenziali, le donne rimangono una minoranza (16%).
Da tempo, le consigliere di Parità della Provincia di Varese cercano di stimolare l’interesse sulla questione ottenendo spesso parole confortanti a cui seguono scarsi risultati. Così, la consigliera Gabriella Sberviglieri e le colleghe hanno deciso di fotografare la realtà locale, all’interno della Pubblica Amministrazione con un focus particolare sulla sanità.
Il dato che emerge è che, a fronte della mancanza totale di "Piani triennali di Azioni positive" nella nostra provincia, il numero dei dipendenti pubblici è ancora abbastanza sperequato, se non in termini numerici, sicuramente per quanto riguarda gli stipendi: «A parità di livello – spiega la consigliera Sberviglieri ( nella foto a destra)– c’è spesso una differenza sostanziale di retribuzione legata ai tipi di mansioni. In genere chi sta in amministrazione prende di meno di chi è impiegato nell’ufficio tecnico. E, guarda caso, chi prende meno in busta paga è la donna». Se questo è un dato preoccupante, allarmante è la scarsità di rappresentanti femminile nei ruoli dirigenziali
La situazione nel pubblico presenta, comunque, una realtà abbastanza positiva, pur con le difficoltà legate al blocco delle assunzioni che rende stabile la percentuale tra uomini e donne. Interessanti sono, comunque, i dati relativi ai contratti atipici che riguardano un numero crescente di lavoratrici.
A "salvare" il settore pubblico in questa indagine mirata è certamente il comparto sanitario, composto prevalentemente da donne. Sono loro, infatti, a ricoprire i ruoli di infermiere, psicologa, farmacista, biologa.
«Il problema è sicuramente culturale, legato all’impostazione della famiglia italiana e ai carichi di lavoro che si assumono nelle realtà domestica. A questo si somma, comunque, una scarsa attenzione anche da parte sindacale: la contrattazione dovrebbe essere più rigida sul punto delle "azioni di parità" che, viceversa, vengono spesso interpretate come optional».
«Il fine che ci proponiamo con queste giornate – ricorda Gabriella Sberviglieri – è quella di stimolare l’interesse, la curiosità su questi temi. Noi non vogliamo imporre in modo coercitivo un modello di piano di azione, ma forniamo assistenza e supporto a quanti decideranno di rispettare una normativa in vigore ormai da anni. Il prossimo anno si dovrà presentare un altro Piano triennale: in provincia potrebbe essere il primo, di tanti».
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