Keys sorride ma non scherza: «Amo le sfide»
A tu per tu con il playmaker della Whirlpool: "Io e Capin? Una coppia ben bilanciata. In campo ci metto il cuore"
«Rebote! Rebote!». Gli urli di Ruben Magnano riempiono l’aria di Masnago e le orecchie dei giocatori biancorossi. Al coach non sono andati giù quei diciotto rimbalzi d’attacco conquistati da Avellino domenica sera e grida a chiare lettere che quel dato non dovrà ripetersi. «Loro prendono dieci rimbalzi in più e noi perdiamo!» insiste el Cordobés, prima di congedare la squadra dopo il solito allenamento a mille all’ora.
Una seduta che comunque non toglie il sorriso a William "Billy" Keys (nelle foto: www.simoneraso.com), l’americano (è nato a Chicago 29 anni fa) meno noto della Whirlpool che in questo primissimo scorcio di stagione sta facendo il suo dovere. Billy dividen la cabina di regia con Aleksandar Capin, producendo buone cifre (12 punti, 3,8 rimbalzi, 3 assist, il 47% da 3 punti) e impatti positivi sulle partite.
Quattro americani, due sloveni, un argentino e alcuni italiani: come si fa a dirigere una squadra così articolata?
«È un bel mix di pallacanestro diverse (ride ndr)! Però noi in campo abbiamo un solo linguaggio comune, quello del basket. Ognuno di noi sa capire il gioco e sa come esprimersi al meglio: non ci sono problemi di convivenza o di comunicazione».
Lei divide minuti e responsabilità con Capin: come le sembra questa soluzione per la regia della Whirlpool?
«Mi sembra che io e Aleksandar formiamo una coppia ben bilanciata. Lui è un ragazzo dotato di un ottimo tiro da fuori, io sono più portato per altre situazioni. Credo che tra noi due il bilanciamento e l’accordo siano ottimi».
Anni fa lei aveva giocato alcuni mesi a Roseto. Le sembra che il livello della Serie A sia peggiorato rispetto ad allora?
«Mah, io credo che la Lega Italiana sia sempre molto molto interessante. Basta pensare che nella scorsa stagione ha "prodotto" la prima scelta assoluta dell’Nba, ovvero Andrea Bargnani. Insomma, direi che il livello rimane alto nonostante le partenze».
Quest’estate il suo nome era il meno conosciuto tra quelli dei nuovi arrivati: i tifosi conoscevano bene Holland, Carter o Capin. Ciò le ha creato qualche problema?
«No, credo di essermi inserito nell’ambiente come gli altri. Io capisco che il pubblico possa essere più curioso e attento perchè non mi ha mai visto; però sono pronto a giocare come al solito, mettendoci il cuore. Per i giudizi c’è tempo».
Si è già fatto un’idea di chi potrà essere il playmaker più pericoloso del campionato?
«Sinceramente non lo so. Vedo molti buoni giocatori nel mio ruolo, diversi talenti. Però io amo giocare contro tutti i miei avversari, mi piacciono le sfide e non mi tiro indietro contro nessuno. Allo stesso modo però penso sia importante non sottovalutare quei giocatori che sulla carta sono meno considerati. Come ho detto, il livello è buono: bisogna stare attenti a ogni antagonista».
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