Vive in un ristorante abbandonato. Il comune non lo aiuta
Lo stipendio è troppo basso per pagare un affitto e l'amministrazione comunale non ha alloggi a disposzione. Una storia delle nuove povertà
Angelo dorme in un vecchio ristorante dismesso, al civico 38 di via Mazzini a Caldè, una frazione di Castelveccana. Per entrarci deve scavalcare un muro, perché il cancello è chiuso con un catenaccio. Ha poco più di quarant’anni e un lavoro che non gli consente di pagare un affitto. Il Comune dice di non avere alloggi a disposizione. Si dice anche che l’uomo si abitui a tutto e così lui si è adattato: un letto, un cartone con i suoi vestiti e una stanza fredda, dove piove dal tetto.
Un posto a cui non darebbero l’abitabilità nemmeno a un lupo. Invece lui ha deciso di viverci, seppur ai limiti della sopravvivenza, perché non ha alternative.In estate si arrangia in qualche modo, c’è la gente, c’è li lago. C’è anche più disponibilità. Ma d’inverno, tutto è diverso. Ogni tanto una mano gliela dà Donatella, una vicina di casa.
Non bisogna, però, essere manichei, perché in questa storia non ci sono buoni e cattivi. Semmai ci sono sfortunati e fortunati, forti e deboli, attenzione e disattenzione, amministratori e cittadini in difficoltà. Angelo ha perso qualche treno, anche per colpa sua. Ma chi non ne ha di colpe? Aveva un lavoro, un buon lavoro, ma la crisi se l’è portato via. Lavorava nella vicina Svizzera ed è stato lasciato a casa. Eppure fino a qualche tempo fa conduceva una vita normale: abitava in una bella mansarda proprio davanti alla stazione. La madre si è ammalata ed è stata ricoverata in una clinica. Paga una retta di 1600 euro al mese, metà con la sua pensione, metà con l’aiuto ai servizi sociali del comune. Insomma, storie di ordinario disagio. Anzi, Angelo è una delle tante storie della nuova povertà: una normalità che s’incrina alla prima crisi. Cose che un tempo non sarebbero mai successe, perché c’era la famiglia. Il fatto che Angelo lavori per la Comunità montana, non lo ha aiutato. Lo stipendio è minimo , poco più di 500 euro al mese, e non gli basta per affittare una casa e vivere. E poi adesso arriva l’inverno e il lavoro si riduce.
L’assessore ai servizi sociali, Ruggiero Ranzani, dice di essere un suo vecchio amico: «In paese tutti conoscono Angelo. E anche se è poco più piccolo di me, noi siamo cresciuti insieme. Abbiamo fatto di tutto per trovargli una sistemazione, ma qui in paese il Comune aveva una sola casa a disposizione, nella frazione di Sarigo, che è attualmente occupata da un’anziana. Le case popolari dell’Aler non le gestiamo noi. Noi la soluzione non l’abbiamo ».
Insomma per Angelo non ci sono alternative. Pare che nemmeno don Giuseppe, il parroco del paese, sia riuscito a trovarla.
«Diciamo – continua l’assessore – che la nostra valutazione sulla persona è positiva, nel senso che Angelo è in buona salute, è giovane, e puo’ trovarsi un altro lavoro che gli consenta di fare altre scelte. Attualmente, con il suo stipendio, lui potrebbe pagarsi un affitto di 180 euro».
Che cosa si affitta con una cifra del genere? L’assessore non risponde. In attesa di trovarlo, qualcuno gli ha suggerito, contro ogni regola di civiltà e di igiene pubblica, di andare a dormire al vecchio edificio dismesso che, nonostante si chiami "Ristorante del sole", è tutt’altro che salubre e accogliente. Specialmente in inverno.
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