Ecologia, urbanistica ed estetica: all’Ipsia Ponti si studia l’ambiente
È partito un corso che affronta la questione ambientale. Il punto di forza saranno le campionature dell'aria, ma mancano le attrezzature
Ticket d’ingresso in città, domeniche senz’auto, incentivi a
cambiare le caldaie inquinanti. La Regione Lombardia ha dichiarato guerra
all’inquinamento. A Gallarate, però, c’è chi vuole fare di più : è l’istituto
professionale Ponti e il suo corso di chimica.
Per il biennio conclusivo è stato ideato un progetto ambientale che si svolgerà
nelle ore “surrogatorie”. Si tratta di una parte delle ore svolte degli
studenti di IV e di V finanziate dalla Regione.
In tempi di “vacche grasse” i
fondi permettevano un percorso di 300 ore, oggi, in periodo di ristrettezze, si
riesce ad arrivare a 130.
Per queste ore di studio in vista di una qualifica
aggiuntiva, il professor Mario De Carlo ( a lato nella foto) ha pensato di proporre un percorso
ambientale che molto ambiziosamente vuole abbinare ecologia, a urbanistica e
persino all’estetica: « Io credo che una buona coscienza ambientalista non
possa ignorare le leggi dell’architettura urbana, in virtù, ad esempio, del
flusso dei venti. E visto che si parla di costruzioni, perché allora non
aggiungere qualche nozione sul bello? »
Il pezzo forte del corso, comunque, è il monitoraggio
dell’aria che i ragazzi potrebbero effettuare mettendo in campo tutte le
competenza acquisite sui banchi di scuola ( e il gradimento di Legambiente che
ospita gli studenti su Goletta verde lo dimostra): « Abbiamo le conoscenze
adeguate, presto la Provincia costruirà un “gabbiotto” antideflagrante ove
riporre le bombole necessarie alle analisi, ci manca la strumentazione per
effettuare i campionamenti. Occorrerebbe una cifra che si aggira sui 10.000
euro per acquistare una bilancia di precisione e una pompa per prelievi ».
I ragazzi del quarto anno, in attesa del finanziatore,
cominceranno a fare lezioni in classe e visite guidate in aziende come
l’inceneritore di Modena, tra i più innovativi d’Italia, la centrale di carbone
di Savona o la Ciba Geygi in Svizzera.
«In 260 ore, 130 ogni anno, spero di riuscire a dare un’infarinatura
importante che potranno spendere anche nel mondo del lavoro. Oltre alle materie già indicate, vorrei aggiungere qualche lezione sui danni alla salute con l’analisi dei dati statistici delle malattie legate all’inquinamento rilevate nella zona. Se riuscissi, vorrei inoltre invitare il giudice Felice Casson perchè illustri il caso di Marghera».
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