L’ombra di ReteAcqua fa capolino in consiglio comunale
Il sindaco Nicola Mucci con un discorso accorato ha espresso il proprio rammarico per il tempo perso. Votata l'adesione all'Ato: tanti però i dubbi
L’acqua protagonista in consiglio comunale. L’assise cittadina di Gallarate ha ratificato all’unanimità l’adesione del Comune dei Due Galli al Consorzio Ato (Ambito territoriale ottimale): un atto dovuto, pena il commissariamento ad acta delle amministrazioni che entro il 30 novembre non si saranno adeguate.
La discussione non si è però limitata all’adesione all’Ato: prima il sindaco Nicola Mucci ha presentato l’iter con il quale si è giunti ad oggi, con i vari passaggi, le assemblee e le contrarietà dei cosiddetti “comuni ribelli” che hanno rallentato l’adeguamento della provincia di Varese ad un provvedimento regionale: «Si è perso tempo – ha detto Mucci – e si sono persi soldi. A questo punto non si può più attenere un solo minuto».
I Comuni devono ora votare lo statuto e la creazione del consorzio Ato, che poi farà nascere un nuovo piano d’ambito a livello provinciale: la linea è quella di creare una società che riunisca in sé il patrimonio idrico adesso in capo agli enti locali o alle ex municipalizzate, società che poi deciderà investimenti industriali sulle reti e provvederà all’erogazione.
L’erogazione del servizio è un altro punto dolente, per cui ci sono
in ballo diverse soluzioni possibili: la legge regionale prevede un unico modello gestionale, separando gestione delle reti ed erogazione del servizio, ma questo punto (articolo 49 della legge regionale 18 dell’agosto 2006) è stato impugnato dal Governo per incostituzionalità ed ora è la Corte Costituzionale che dovrà decidere se lasciare la porta aperta all’affidamento del servizio idrico integrato: «Ho dei dubbi su questo punto – spiega Mucci -: la politica ha dimostrato di non essere all’altezza. C’era una società pronta a ricoprire questo ruolo, ReteAcqua, ma è stata affossata dalla miopia di alcuni amministratori che non hanno saputo coglierne il valore in prospettiva. Bisogna arrivare preparati e finirla di guardare solo al piccolo orticello privato: con questo atteggiamento non si va da nessuna parte».
Margherita e Ds hanno presentato una mozione, invitando la Provincia a sostenere il cambiamento dell’articolo 49 della legge regionale 18 dell’agosto 2006 in tutte le sedi, per permettere l’autonomia dell’ente locale nella scelta di chi erogherà il servizio idrico, avendo a disposizione un’ampia
gamma di opzioni, tra le quali l’affidamento diretto. Pepe (Ds) è stato tra i più accorati in difesa di questa mozione, condivisa in gran parte dal primo cittadino: «La Provincia ha perso 4 milioni di euro stanziati dalla Ue per la manutenzione delle reti a causa delle lungaggini burocratiche – ha detto Pepe -, perdiamo acqua da tutte le parti, le strutture sono pisciatoi. L’acqua non è di destra, né di sinistra».
L’unico a capire l’importanza della mozione dell’Unione è stato proprio Mucci, che ha lamentato dubbi e perplessità non tanto sull’Ato in sé, quanto sulle modalità di erogazione del servizio e gestione delle reti: «Rischiamo di dover fare una “ReteAcqua 2 la vendetta” dopo aver fatto fallire ReteAcqua – ha detto Mucci in un discorso apprezzato da tutti -. Senza una società che possa gestire il servizio tutti i discorsi di erogazione e gestione sono basati sul nulla: ce l’avevamo, l’hanno fatta fallire. Oggi non vedo un percorso che possa risolvere il problema, troppi pensano alle
poltrone e al proprio orticello». La mozione, dopo una lunga sospensione, non è passata: Mucci si è astenuto, Fi, An e Lega Nord hanno votato contro, tutta l’opposizione a favore per il 20 a 9 finale. Un’altra mozione presentata da Stefano Rizzi di Rifondazione Comunista è stata bocciata, con il voto favorevole dell’opposizione e, a sorpresa, del Carroccio, che ha votato a favore perché «l’acqua – ha commentato Roberto Borgo – è un bene che deve rimanere pubblico e non deve passare in mano privata».
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