«Persa per strada la tradizione del pompiere volontario»

Il senatore Giuseppe Zamberletti, durante la presentazione del proprio libro, ha anlizzato anche l’attuale situazione del corpo di volontari «invidiato da tutto il mondo, ma con un punto debole»

«Oggi il punto debole della protezione civile è quello di non avere pompieri volontari». Il ministro Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione Civile itlaiana, il primo commissario straordinario che coordinò gli interventi delle migliaia di volontari intervenuti nei terremoti che trent’anni fa colpirono il Friuli Venezia Giulia e l’Irpinia, non usa mezzi termini, sia per elogiare la il corpo nazionale di volontari, sia per evidenziarne le carenze. Il tutto durante la presentazione del libro “Se la terra trema”, dedicato alla storia della Protezione Civile, realizzato con la collaborazione della giornalista Alma Pizzi e presentato lunedì sera in biblitoeca a Tradate. All’incontro era presente tutta la protezione civile della città che ha anche passato in rassegna al senatore tutti i mezzi a disposizione in città.

«La protezione civile è nata dalla necessità di coordinare gli interventi di ricostruzione – ha spiegato una sempre giovane nell’animo Zamberletti, che in passato è stato ministro della Protezione Civile per ben due mandati -. Ma anche la prevenzione è un fattore importante del corpo di intervento che una all’inizio si sarebbe dovuto chiamare Gruppo comunale dei vigili del fuoco. La categoria poi minacciò scioperi e il nome venne cambiato in Gruppo comunale della Protezione Civile. Gruppo che oggi ci viene invidiato in tutto il mondo per la sua effecienza, per la sua organizzazione. Ma che ha un grosso punto debole: non esistono pompieri volontari».

Il senatore ha infatti spiegato che una volta, prima della guerra, i vigili del fuoco facevano capo al Comune, come in tutto il resto del mondo. Poi per necessità belliche il corpo è stato inglobato nell’esercito. «E mon è più stato ripristinato lo stato originario – ha proseguito Zamberletti -: in Italia abbiamo 30 mila uomini arruolati nei Vigili del Fuoco, In Francia sono 450 mila, in Germania oltre un milione, e funzionano come volontari». È vero, in alcune regioni del nord Italia ci sono i distaccamenti di volontari, ma sono solo due o tre mila uomini in totale: «Ed è anche vero che lo Stato non potrebbe stipendiare un milione di pompieri. Proprio per questo andrebbe ripristinato un sistema di volontari a livello comunale. Altrimenti ci si trova in situazioni come qui a Tradate, dove, in caso di emergenza, i soccorsi non giungono certamente in 20 minuti. E 20 minuti sono già tanti, raramente servono a qualcosa».

Zamberletti ha fatto anche riferimento alla cronaca di questi giorni riferendosi all’incidente nella metropolitana di Roma: «Hanno tutti elogiato il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco, ma la caserma era a 500 metri di distanza, ed era la più dotata di tutta Roma. Nel corso dei decenni, il corpo dei Vigili del Fuoco si è chiuso: è vero che essendo militarizzato è più preparato che in altre nazioni, ma mancano le risorse umane. Questo provoca la difficoltà di esercitare un soccorso puntuale e vicino al servizio della gente. Questa è una battaglia che devo ancora vincere».

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Pubblicato il 14 Novembre 2006
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