Diciotto gradi a gennaio, si risvegliano i cuculi

In Valcuvia il suono prodotto dai volatili annuncia la primavera con due mesi di anticipo. Caldo record in tutta la provincia grazie al favonio, vento caldo che spazza gli inquinanti

Ore 12 del 12 gennaio a Varese ci sono 18 gradi. Sembra primavera e in effetti c’è chi pattina sull pista di ghiaccio in piazza Monte Grappa indossando la sola maglietta di cotone.
E’ il risultato del favonio, vento caldo, che lascia l’umidità a nord delle Alpi (come il "chinook" delel Montagne Rocciose, spiega Paolo Valisa del centro Geofisico Prealpino) e spazza la Pianura padana. Ma non solo. Si tratta di una tendenza in atto per quest’anno che si appresta ad essere uno di più caldi, a memoria d’uomo. L’inverno in corso segue difatti l’autonno più caldo che si ricordi, che a sua volta segue il luglio più caldo che i dati dell’Osservatorio possono confermere.

Una bella “rivoluzione” per la natura, che si ritrova l’orologio biologico completamente “sfasato”. Tant’è che c’è chi giura di avere sentito i cucù cantare in Valcuvia, cosa che – secondo una antica e nota canzoncina avviene solo alla fine di aprile.

«A dire il vero ritengo la cosa improbabile, o meglio: a me che  abito in Valcuvia non è ancora capitato di sentirli.- precisa Adriano Martinoli, zoologo presso l’università dell’Insubria – Ma è un presupposto per parlare di questa fase climatica, che riguarda le ultime settimane. Il mio riscontro è l’attività dei chirotteri, cioè dei pipistrelli, che studio personalmente da anni. Per quanto li riguarda loro dovrebbero essere decisamente in letrargo: mentre in questi giorni nelle prime ore di buio entrano in attività: una cosa del tutto anomala in questo periodo».

Una situazione che non è ancora chiaro abbia effetti postivi o negativi, almeno nel breve periodo: «In genere i pipistrelli entrano in attività col caldo perché pensano di riuscire ad alimentarsi. Se entrano poi non trovano niente o non ci sono abbondanti presenze di insetti, il rischio è che il risveglio crei un dispendio energetico negativo:  spendono per svegliari e cercare cibo molte energie che poi non recuperano e c’è il rischio che non arrivino a primavera. Sono però solo ipotesi quelle che le dico, le variabili sono parecchie e non è ancora possibile verificare gli effetti di queste settimane».

Più certi invece gli effetti sugli animali selvatici che popolano i boschi dell’alto varesotto: «Lasciando stare le riflessioni sul lungo periodo, che portano a risultati anche molto diversi, per altre specie questo clima strano non può che essere positivo: se non c’è copertura nevosa e non fa molto freddo, se ci sono prati verdi e cespugli e i noccioli hanno già fiorito, per animanli selvatici, ungulati e soprattutto erbivori è un fattore positivissimo, che riduce la probabilità di non sopravvivere all’inverno».

Come dire: magari quest’estate ci ritroveremo meno pipistrelli, ma c’è da aspettarsi un bel giro di caprioli…

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Pubblicato il 12 Gennaio 2007
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