La “bella addormentata” compie 125 anni in agonia
La stazione internazionale di Luino, un tempo grande snodo ferroviario, festeggia un traguardo storico tra l'indiffrenza delle Ferrovie e dei luinesi
Apriamo, con questo primi articoli una serie di focus sulla linea ferroviaria del Verbano. Attuamente si tratta dell’unica tratta internazionale che passa in provincia di Varese. Il suo ruolo nel corso degli anni si è molto modificato, ma pare che la grande occasione di collegare via treno il territorio varesino con i grandi scali internazionali non sia mai passata da qui, nonostante l’importanza che essa ha sempre rivestito per il traffico delle merci. Oggi questa linea, che scende da Bellinzona passando da Luino fino a Milano, compie 125 anni e vive una grande crisi dal punto di vista del trasporto passeggeri, mentre l’intensificarsi del traffico merci non ha portato alcun vantaggio ai territori che attraversa.
Una stazione monumento che i cittadini non sentono più propria. La stazione di Luino è tornata sotto i riflettori della politica cittadina con un interrogazione del consiegliere de "La Luino che unisce" Claudia Mandanici. «La stazione è un grande contenitore vuoto e in stato di degrado e abbandono: Cosa può fare il comune dopo tanti anni di polemiche e continui peggioramenti del servizio?». Il riferimento sta nell’uscita di scena del marchio dello scambio intermodale "Norfolk Line", che ha spostato uffici e strutture da Luino a Busto Arsizio, lasciando così una grande area della stazione, circa 30 mila metri quadrati, in disuso. E nessuno ha idea di quale tipo di destinazione Rete Ferroviaria Italiana voglia dare a tutto questo spazio fatto di binari e capannoni vuoti. «Oltre a quest’area – continua la Mandanici – c’è l’immenso spazio vuoto lasciato all’aperto da Norfolk Line dove stoccava le migliaia di container movimentati».
Ma non c’è solo questo. Le ferrovie sono anche proprietarie a Luino di grandi aree come la piazza Marconi, antistante la stazione e grande come un campo da calcio, di viale Amendola, di via Sant’Onofrio e della cosiddetta "Quinta Locale" che oggi è un parcheggio. Zone per le quali il comune paga un dazio al fine di usufruirne, spendendo soldi di tasca propria per rimetterle a posto e riportarle al decoro. A lato della monumentale stazione poi, ci sono una serie di capannoni senza tetto, crollato pezzo per pezzo negli anni, e tutta l’area dello scalo bestiame, una volta vivace luogo di arrivo di animali da tutta Europa. Un tempo tutti questi spazi giganteschi avevano un loro fine e un utilizzo costante mentre oggi la Rfi ne detiene la proprietà senza manutenerli con il rischio che, per coprire la spaventosa voragine dei conti delle ferrovie, si arrivi ad una vendita speculativa delle aree in questione. Insomma, sulla stazione internazionale c’è un grande interrogativo.
Arrivando infine al corpo centrale della stazione, un’opera architettonica di indubbio valore storico che andrebbe rivalutata, il consigliere chiede lumi sul «perchè i numerosi locali doganali siano vuoti, la sala d’aspetto ridotta ad un ricovero per senza tetto, i bagni chiusi o mal funzionanti da anni, il deposito bagagli inesistente». Pare che ogni progetto, ideato dalle numerose società della holding "Ferrovie dello Stato" (da Centostazioni all’Alta Velocità), non tenga minimamente conto della situazione di emergenza che si vive tutti i giorni a Luino. Nemmeno il problema dei passaggi a livello, due in città, è stato mai risolto.
La stazione, così bella a vedersi, nasconde un quadro allarmante da capo a piedi. Basterebbe chiederlo a chi abita negli appartamenti ricavati nel corpo centrale tra buchi nelle pareti, umidità, fili elettrici e impianti vetusti fuori da ogni normativa sulla sicurezza. In fondo chi vi abita è gente che ha lavorato per decenni nelle ferrovie. Oggi sono gli unici abitanti di una stazione sonnolenta, soprannominata non per niente da tutti "la bella addormentata". Più che addormentata, vedendo il vuoto di futuro che l’aspetta, andrebbe però definita agonizzante.
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