Lidia Macchi: un mistero italiano lungo vent’anni
La sera del 5 gennaio 1987 una giovane ragazza di 21 anni scompare e viene poi trovata morta a Cittiglio: un omicidio ancora senza colpevole
Se a Cittiglio chiedi un’indicazione per via Filzi, in tanti fanno spallucce. Se domandi: dov’è la strada in cui è stato trovato il corpo di Lidia Macchi, tutti indicano la via che costeggia la ferrovia delle Nord, vicinissima all’ospedale, per poi portare al cementificio, che è già Caravate. Questo sta a dimostrare che quel fatto di cronaca di vent’anni fa ha toccato da vicino e profondamente la gente di queste parti, portando alla ribalta uno sconosciuto paese del fondovalle, come il luogo dove si è consumato uno dei più efferati crimini che le cronache possono ricordare, tanto più aggravato dal fatto che non è mai stato dato un volto al colpevole.
I fatti sono oramai un pezzo di cronaca. Sono storia. La sera del 5 gennaio 1987 Lidia Macchi, una giovane ragazza di 21 anni di Varese, scompare. Nessuna notizia hanno i suoi genitori, che, non vedendola rincasare, preoccupati, avvisano i carabinieri e si rivolgono ai quotidiani per diramare la foto della giovane. Lidia era andata a trovare l’amica Paola Bonari, ricoverata all’ospedale di Cittiglio e convalescente per un incidente stradale. Tutti si mobilitano per le ricerche: dalle forze dell’ordine agli amici di Cl, di cui Lidia fa parte.
E sono proprio gli amici che la trovano, la mattina del 7 gennaio, vicino alla Panda. Lidia è stata uccisa: sul suo corpo, rinvenuto non a bordo della strada principale, ma proprio in una traversa sterrata di via Filzi, ci sono 29 coltellate; dalle prime risultanze delle analisi sul corpo, emerge che la giovane è stata assassinata in un luogo diverso da quello del ritrovamento, e caricata nell’auto a bordo della quale la ritrovano vestita in modo inusuale, quasi fosse stata ricomposta dopo la morte. Le indagini scandagliano la vita degli amici, i conoscenti e l’ambiente frequentata dalla ragazza.
Si concentrano anche su un sacerdote; per arrivare alla verità gli inquirenti utilizzano anche la prova del dna, che però non porta a risultati concreti.
Resta la rabbia dei genitori, degli amici e di quanti conoscevano Lidia. Restano canzoni, siti, messaggi e poesie che si trovano sul web e la periodica attenzione dei media, che hanno dedicato grande spazio al caso. Iniziò Enzo Tortora e proseguì, in tempi più recenti il giornalista e romanziere Carlo Lucarelli: per ora il caso Lidia Macchi rimane infatti un mistero italiano.
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