Parco Groane: aree umide minacciate

Il Wwf lancia l'allarme per la "foppa di San Dalmazio" e lo stagno di Lentate

Il Wwf Groane in allarme per le zone umide dell’area protetta regionale che si estende per oltre 3.400 ettari a nord dell’area metropolitana: «I mutamenti climatici e una cattiva gestione stanno minacciando la sopravvivenze delle aree umide. Le precipitazioni diminuiscono, le temperature medie aumentano e con esse l’evaporazione del terreno. L’acqua di questi bacini si va riducendo e quando piove spesso le precipitazioni sono concentrate, provocando inondazioni ed asportazione dello strato superficiale del terreno che è il più ricco di nutrienti. Tutto questo succede a causa del noto effetto serra, ma spesso ciò viene amplificato da uno sfruttamento delle acque dolci sotterranee per usi industriali oltre il limite della sostenibilità, da un inarrestabile processo di cementificazione e non da ultimo da una cattiva gestione di questi delicati ecosistemi».

Secondo il Wwf è proprio quello che sta succedendo nelle “aree umide” del Parco Groane, come la “foppa di S. Dalmazio” a Ceriano Laghetto e lo stagno di Lentate (nella foto) a Lentate sul Seveso. «Entrambe queste aree in passato sono state oggetto di progetti “Life”, ovvero, l’ente parco ha ricevuto finanziamenti pubblici per la cura e il ripristino di queste aree. In particolare nello “stagno di Lentate” sono state svolte ricerche ambientali che hanno evidenziato l’importanza della sua conservazione. Successivamente al Life del ’96, a seguito dei lavori condotti dal Parco, in un primo tempo quest’area si è trasformata in un grosso bacino di raccolta delle acque piovane, ma sono bastati pochi anni per cancellare quegli interventi».

Sotto accusa l’ampliamento della zona industriale di Lentate sul Seveso proprio al confine nord del piccolo invaso, che ha ridotto le aree incolte dove si formavano prati allagati che convogliavano poi le acque piovane verso sud, cioè in questa grossa foppa. «Ma il degrado è da ricercare anche nella mancata manutenzione periodica, da parte dell’ente gestore, necessaria per il mantenimento di questo delicato equilibrio – spiegano ancvora i responsaboli dell’asociazione ambientalista – Così in quello che doveva costituire un grosso invaso ora domina un giovane bosco di robinia e pioppi. L’incuria si osserva anche nei sentieri ostruiti dai rovi, appostamenti per l’osservazione della fauna divelti e mai ripristinati, piantagioni non curate e soffocate dalla vegetazione invasiva».

Gli attivisti del Wwf si domandano poi dove sia la vigilanza e perché i numerosi volontari del Parco Groane non siano impiegati anche in operazioni di manutenzione, o per l’allontanamento di quanti minacciano quest’ambiente delicato: «Controlli frequenti ed una cartellonistica adeguata servirebbero anche ad evitare che pescatori abusivi utilizzino qualche pozza per buttare dei pesci, i quali proliferando diventano i predatori di animali come gli anfibi che qui ricercano l’ultima speranza per la loro sopravvivenza».

E’ di pochi giorni fa la notizia che l’ente Parco Groane ha ottenuto altri finanziamenti pubblici per lo stagno di Lentate. «Ci si augura che siano sapientemente utilizzati per il ripristino di quest’area, ma soprattutto per la sua manutenzione periodica altrimenti si realizzerebbe un ennesimo spreco di denaro pubblico ed un nuovo shock all’ambiente».

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Pubblicato il 16 Gennaio 2007
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