Fra controlli e balzelli il pacco dall’estero “rallenta”

Il caso di un preparato erboristico americano contro l'asma, non riconosciuto come medicinale dal prontuario italiano: c'è chi, allergico ai farmaci comuni, lo attende da mesi

I rigidi controlli di sicurezza introdotti dopo gli sventati attentati all’esplosivo liquido della scorsa estate sui voli in partenza da Londra stanno avendo pesanti ricadute generali. Se la sicurezza appare garantita, non si può dire lo stesso della comodità: ai passeggeri vengono sottratte lozioni, profumi, flaconcini, bagnoschiuma e qualsivoglia liquido o presunto tale.

A soffrirne, però, sembra siano anche le consegne di alcuni materiali importati. È il caso di un prodotto erboristico, uno sciroppo che, utilizzato in gocce con acqua, combatte i sintomi di asma e allergie da fieno. Prodotto in California da un medico di origine indiana, il preparato è utilizzato anche qui a Busto e dintorni da un certo numero di persone, soprattutto quelle che risultano allergiche ad alcuni medicinali impiegati di norma per la cura di questi disturbi. È il caso della signora Carla F. (per ragioni di privacy non diamo il suo nome per esteso ndr), pensionata, che da dieci anni, a dispetto del bonario scetticismo del medico curante, utilizza il prodotto in combinazione con spray medicinali, traendone giovamento – l’unica alternativa, vista l’allergia ad altri tipi di medicinali, sarebbe il cortisone. Ma il preparato erboristico ultimamente tardava ad arrivare, bloccato in dogana proprio dai controlli.

«Soffro di asma bronchiale da trentaquattro anni» spiega la donna, «all’inizio in forma molto grave, con vari ricoveri, poi nel ’79 un’intervento alla gola ha migliorato la situazione. Essendo allergica alle medicine prescritte, una decina di anni fa una conoscente mi ha fatto scoprire questo prodotto da cui ho tratto sollievo». Per dieci anni il prodotto, non particolarmente costoso, è giunto puntuale alla signora F. e a varie altre persone che soffrono di disturbi simili, entro al massimo sei settimane dalla spedizione dell’ordine via raccomandata con tanto di vaglia in dollari. Da qualche tempo però in dogana sembra essersi inceppato qualcosa: l’ultimo flacone (che può durare circa tre-quattro mesi) è giunto dopo quasi tre mesi dall’ordine. «E ci sono mie conoscenti che aspettano da ottobre, ormai sono sei mesi. Io ero arrivata al punto di allungare il contenuto del flacone per farlo durare di più…» Non trattandosi di farmaco da prontuario nazionale, si potrebbe liquidare la vicenda come marginale. Ma essendo il prodotto protetto da brevetto, non riproducibile su licenza, e comunque utilizzato da un certo numero di persone che ne riconoscono le proprietà curative, il problema si pone. Anche Sonia, figlia della signora F., conferma che ci sono voluti ben due solleciti a poste e dogane (e stava per partirne un terzo) per "sbloccare" il pacco, recapitato soltanto oggi dopo il pagamento dei vari diritti doganali e di spedizione postale: «Il prodotto restava bloccato in dogana aeroportuale per i controlli, poi a Milano Roserio per via dei vari balzelli da pagare, o così ci si diceva…»
Per farsi un’idea di quanto confuse siano le idee in merito fra il pubblico, fra tasse, controlli e pacchi dispersi, si veda questa discussione su un forum di eBay, luogo (infomrtaico) per eccellenza dell’acquisto "su estero" di beni e prodotti d’ogni tipo.

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Pubblicato il 01 Febbraio 2007
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