Via libera alla possibilità di cacciare il cinghiale anche a giugno e luglio
“Con questo progetto di legge tuteliamo l’agricoltura di montagna”. I capanni saranno soggetti a normativa venatoria e non più a normativa urbanistica
Da quest’anno le Province lombarde potranno autorizzare la caccia al cinghiale non più per tre mesi soltanto a scelta nel periodo compreso tra il 1 agosto e il 31 gennaio, ma per l’intero periodo compreso tra il 1 giugno e il 31 gennaio. Lo ha stabilito oggi il Consiglio regionale, che ha approvato una legge che conferisce alle singole Province la possibilità di allungare il periodo in cui è possibile praticare la caccia al cinghiale.
“E’ un provvedimento particolarmente importante -ha dichiarato il relatore Gianluca Rinaldin (FI) – che va incontro alle richieste avanzate dall’Unione delle Province lombarde, e che soddisfa in modo particolare le esigenze dei Comuni montani delle province di Como, Lecco, Sondrio e Varese. Qui in estate i cinghiali costituiscono un serio problema per l’agricoltura e la sicurezza, spingendosi spesso in prossimità di centri abitati e strade alla ricerca di cibo e causando in molti casi pericolosi incidenti stradali”.
“Con questo provvedimento -ha aggiunto il presidente della Commissione Carlo Saffioti (FI)- la Regione si propone di tutelare l’agricoltura di montagna, che ogni anno puntualmente subisce le devastazioni dei cinghiali in particolar modo nei mesi di giugno e luglio, con gravi danni per gli agricoltori che ancora oggi con fatica e sacrificio coltivano e mantengono a pascolo le montagne lombarde. Ora invece a questi agricoltori è concessa la possibilità di tenere lontani i cinghiali dai loro orti e salvaguardare così i propri raccolti”.
Il Consiglio regionale inoltre ha approvato oggi il “collegato ordinamentale”, provvedimento in cui sono contenute modifiche anche a leggi vigenti in materia venatoria. In particolare, dopo il voto di oggi, i capanni esistenti e gli appostamenti fissi già autorizzati dalla Province, saranno soggetti alle norme venatorie e non più a quelle urbanistiche indicate dalla legge regionale n°12.
“Un provvedimento che restituisce giustizia ai cacciatori -ha commentato Saffioti- e evita ulteriori penalizzazioni nei confronti dell’attività venatoria, già troppe volte discriminata in modo ingiustificato e propagandistico”.
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, viene infine ripristinato l’obbligo di utilizzare come richiami vivi di cattura solo gli esemplari dotati di anello inamovibile.
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