Crisi di giunta, cosa ne pensi?

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La giunta comunale di Varese è entrata in crisi per uno scontro sulle nomine nelle società comunali. Una questione che riguarda le decisioni prese dai aprtiti, ma anche gli stipendi degli amministratori pubblici di società pagate con i soldi dei contribuenti. Come andra a finire? Cosa ne pensi di questa vicenda? Scrivi, come di consueto, a redazione@varesenews.it

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La crisi della giunta comunale di Varese, per il ben noto scontro tra i partiti alleati (sic) in ordine alle appetite nomine nelle società comunali viene seguita con esilarante attenzione anche da cittadini al di fuori delle strette mura della città ed è  oggetto di molta delusione e di sconforto specie fra gli elettori che li hanno votati. Le laute retribuzioni che vengono elergite ai pubblici amministratori di società comunali, pagate con il denaro dei cittadini contribuenti, sono una cosa indecente di fronte ai giovani che non hanno un lavoro e l’hanno mal retribuito e anche verso quelle fasce sociali che devono vivere con delle pensioni da fame. Attenzione che questo non è moralismo da salotto.   Ci si chiede come sia possibile che questi signori (purtroppo non solo loro e non solo quelli della loro parte) non si rendano conto che questi loro comportamenti fanno allontare gli onesti cittadini dalla vita politica? Purtroppo i leaders nazionali ci propinano giornalmente le loro prediche sulle disonestà altrui, senza avere un minimo senso del pudore o l’intelligenza di tacere. Il dubbio profondo è che agli amministratori comunali interessi ben poco del bene autentico della città e siano più sensibili ai bassi interessi di bottega. In proposito Mark Twain diceva che "nulla necessita di cambiamenti quanto le abitudini degli altri".

Cordialità
Guelfo Ravani

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Gentile direttore,
Penso…tante cose in queste ultime settimane, ma su tutte la più ricorrente (e comunque il pensiero legato a tutte le altre sfaccettature della situazione) è il fastidio di aver visto una informazione televisiva così accanita. L’accanimento alla ricerca delle verità in sé ci sta tutto, è sacrosanto. Non ci sta il gioco (neppure sottile, bensì sfrontato ed indisponente) di voler per forza affossare, con toni, epiteti, fotogrammi, l’immagine di alcune "pedine" nello scacchiere della città . Fa male a chi guarda solo con occhio da spettatore. Io credo doverosa la trasparenza in ambito politico ed amministrativo. Lo credo per appartenenza , lo credo per i valori che grazie al cielo mi sono sempre stati trasmessi e che mi auguro di aver sempre recepito. Dalla famiglia, dalla scuola, dal mondo del lavoro e dal mondo, che amo, della politica. Ma oggi, da cittadina, sono molto, molto scoraggiata. Perché se è vero che si deve andare a fondo nella ricerca delle verità e nella denuncia dei fatti non chiari, è vero anche che esiste un limite alle libertà. Che siano di stampa, o televisive. Il limite è non invadere le libertà altrui. Le dignità altrui. E mi sembra che qualcuno questo limite lo abbia sorpassato abbondantemente. Un conto è lo scoop, è "smascherare" le pecche, se pecche vi sono, che è legittimo. Ma altro conto è incalzare su epiteti come "boiardo" che ripetuti così tanto e con così tanto accanimento, poi alla gente che ascolta danno solo fastidio.
Cosa penso allora della "crisi di giunta"? Che le cosiddette "verifiche" possono solo essere uno strumento da usare in positivo. Possono essere un punto della situazione che periodicamente è anche giusto fare. Perché una squadra che lavora ha bisogno del confronto, non per forza visto in chiave sempre e solo negativa. E non per forza si deve essere sempre tutti una unica e sola testa, bensì sfaccettature di una compagine che lavora con un fine comune: il bene della nostra città . Io credo nella Giunta di Varese, nei singoli e nella squadra. Credo al valore della parola MEDIAZIONE che è il dovere delle persone intelligenti che collaborano e dialogano. Quello in cui non credo è l’accanimento nel non lasciare lavorare un gruppo dignitoso di persone.
E spesso la sera , intorno alle 19.30, sono tanto, tanto felice di poter usare il telecomando e …cambiare canale..

Stefania Cipolat

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Il tempo cambia. L’inverno sembrava ormai archiviato, ma una coda velenosa e particolarmente minacciosa si profila all’orizzonte dei Giardini Estensi, ammantando di grigio l’aquila imperiale del Palazzo di città. Sono ancora nell’aria gli effluvi di una compagine amministrativa caduta per le vicende giudiziarie, che travolsero il sindaco precedente, che ancora una crisi extra consiliare, rischia di affondare la nave Fontana a meno di un anno dal suo varo. Un senso di stanchezza e di delusione, non scevro da impulsi di irritazione, serpeggia tra una cittadinanza piuttosto allibita, nel leggere in dettaglio i termini della contesa. C’è difficoltà a conciliare la richiesta da un lato di chiarezza e trasparenza nell’amministrazione della "cosa pubblica", con la risposta dall’altro di un deficit di solidarietà per gli attacchi subiti dal sindaco da parte di un’emittente televisiva locale. Sembra una provocazione leggere alternativamente di richieste di dignità politica, e poi registrare l’umiliazione di cittadini alle prese con aumenti tariffari, incrementi delle rette e rialzi di addizionali. Non solo per esigenze di bilancio, ma anche per bilanciare le prebende di dirigenti, funzionari e tecnici della galassia di aziende, che ruota nel micro-universo delle partecipazioni comunali. Il vero deficit che emerge da questa ennesima e squallida vicenda amministrativa è quello di una vera e stimolante partecipazione attiva dei soggetti, sulla cui testa da sempre si giocano queste partite. Il bisogno di un recupero di una cosiddetta cittadinanza attiva, diventa ogni giorno più pressante. E’ aria viziata quella che si respira nel chiuso dei vertici dei direttivi di partito. Aprire le finestre ed anche le porte, per fare corrente e rinfrescare gli ambienti, è ormai indispensabile.
A sentire i bene informati, nel prossimo incontro-verifica dei gruppi di maggioranza, il rischio che Sansone possa cadere è abbastanza verosimile. Ma c’è chi paventa che cadendo possa aggrapparsi alle colonne, o meglio a delle quinte colonne, e provocare il crollo del tempio con la fine di tutti i filistei.
Un’ipotesi che crea più di un allarme nella stessa Forza Italia, per le reazioni a catena che potrebbero scatenarsi in provincia e addirittura in un ambito più allargato. Fino a compromettere un rapporto preferenziale fino a qui strenuamente difeso. Ecco perché, se can che abbaia non morde, gli ultimatum della Lega sembrano destinati ad essere la foglia di fico di un nuovo assetto, che lascerà sul terreno qualche agnello sacrificale.
Che i punti siano otto o diciotto. Che essi siano intrattabili o inammissibili. Che gli accordi pre-elettorali ci siano o non ci siano. Una cosa è certa, nessuno si sogna di tornare alle urne visti i tempi che corrono. Le vicende del governo centrale lo stanno a dimostrare. Con la neve in arrivo gli animi si raffredderanno. L’appuntamento elettorale per Villa Recalcati e la spada di Damocle referendaria si preoccuperanno di tenere a bada ogni pericolosa velleità.
"E io, pago.", diceva Totò!

di Antonio V. GELORMINI

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Pubblicato il 20 Marzo 2007
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