La provvidenza è passata dalle Ville Ponti

Un convegno sull'esperienza monastica benedettina. La straordinaria testimonianza di un imprenditore in missione per conto di Dio

La Sala Andrea delle Ville Ponti gremita di gente per un convegno dal titolo " Il bello, il gratuito e l’impresa", ispirato alle opere nella tradizione monastica benedettina. A organizzare l’evento sono tre organizzazioni importanti: Compagnia delle opere, Api e Ance.  Tra i relatori del convegno: Massimo Folador, autore del libro "L’organizzazione perfetta", sull’esperienza benedettina del lavoro,  l’imprenditore Attilio Briccola, e il professor Mauro Grimoldi.  A Franco Colombo, presidente di Api, il compito di moderare l’incontro. 
Interessante l’introduzione sulla storia dell’ordine benedettino curata da Grimoldi; curiosa e stimolante la descrizione di Folador, soprattutto sulla nascita del suo libro; straordinaria la testimonianza dell’imprenditore Attilio Briccola. Una storia imprenditoriale dal sapore manzoniano: un mix di fede, speranza nel prossimo, attenzione all’altro, grande attaccamento al lavoro, consapevolezza che il danaro è solo uno strumento. E tanta, tanta, tanta provvidenza.

L’azienda è famosa: è la Bric’s spa di Olgiate Comasco, specializzata nella produzione di borse e accessori per la moda. Fattura oltre 40 milioni di euro, ha show room nelle grandi capitali del mondo, da Milano a New York, ed è un simbolo della contemporaneità. Il fondatore Mario Briccola, che ha 83 anni, ha iniziato nel lontano1952, dopo aver appreso l’arte di lavorare la pelle all’ex Calzaturificio di Varese. 
Azienda e famiglia crescono di pari passo: attorno alla tavola di casa Briccola siedono 9 figli e la Bric’s, che da piccolo laboratorio è diventata  un’industria importante, dà lavoro a oltre 100 persone. Nella prima metà degli anni Ottanta inizia la crisi e alla proprietà si presenta il dilemma: licenziare o chiudere? «Il segreto di mio padre – dice Attilio, il penultimo dei figli – è che non ha mai concepito l’azienda come una ragione di vita. Nei frangenti più delicati ha sempre ascoltato. In quel caso dovevamo ridurre il personale di almeno trenta persone su un totale di centotrenta. Era un vero dolore perché nessuno se ne è mai andato dalla nostra azienda. Oggi siamo ancora qui e molti di quei lavoratori stanno andando in pensione giovanissimi». 

Fede e lavoro, poca formazione e molta educazione: «Un giorno mio padre arrivò in fabbrica – continua Attilio – e disse agli operai: "Oggi ho bisogno delle vostre preghiere" e li portò in chiesa. Mio fratello stava male, aveva un problema al cuore. Quando guarì, li portò in pellegrinaggio premio a Torino. Nella nostra azienda il venerdì santo è festa, non si lavora, e la messa di Natale è un appuntamento che non è mai saltato. Sono segni importanti e senza questa educazione l’azienda oggi non varrebbe niente».

All’età di 63 anni Mario Briccola ha deciso di lasciare il timone ai sei figli che lavorano in azienda: «Alla notizia noi fratelli abbiamo fatto uno scatto. La sua naturalezza e umiltà erano vincenti nelle scelte cruciali, come quando doveva espandere l’azienda o decidere se comprare un negozio prestigioso in Galleria a Milano, il cui avviamento costava quattro miliardi. In lui c’era una forza che ricorda molto il tema della regola benedettina: prendeva la decisione giusta perché sapeva ascoltare».
Cinquant’anni fa Mario Briccola ogni mattina partiva da Gaggino Faloppio per raggiungere il Calzaturificio di Varese. Oggi, ogni domenica e di buon ora, va in pellegrinaggio al Sacro Monte.

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Pubblicato il 30 Marzo 2007
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