Nuovo ospedale: sei anni di “gioie e dolori”
Sabato 31 marzo si inaugura ufficialmente il nuovo monoblocco, un'opera che partì nel 2001. Molti i problemi sorti in corso d'opera ma nessun grave incidente
Correva l’anno 2001 quando, presso l’azienda ospedaliera di Varese, il direttore Carlo Lucchina defineva gli ultimi dettagli della gara d’appalto per l’assegnazione della costruzione del nuovo ospedale, un’opera da 210 miliardi di vecchie lire ( poi lievitata a 151 milioni di euro) che la città attendeva da oltre 20’anni.
A distanza di sei anni, domani, giovedì 29 marzo, nel nuovo ospedale faranno il proprio ingresso i primi pazienti, le persone ricoverate in geriatria e nelle due medicine che andranno ad occupare, rispettivamente, il quinto e il sesto piano.
Il nuovo monoblocco, la struttura ad H alta trentaquattro metri a cui se ne aggiungono altri quindici interrati, verrà inaugurato sabato prossimo 31 marzo.
Al posto dei 721 letti preventivati, ne apriranno, però, 422. Colpa del personale sanitario risicato e dei finanziamenti con il contagocce che stanno giungendo da Milano: entro l’estate si prevedono letti in più, non più di 535.
Il primo "colpo di piccone" ( dopo l’abbattimento del padiglione Macchi) risale al settembre del 2002 alla presenza dell’allora Ministro alla salute Girolamo Sirchia e al collega del welfare il varesino Roberto Maroni.
L’opera muraria venne affidata all’associazione capeggiata dalla CMB di Carpi, della quale facevano parte anche la Orion di Reggio Emilia, la CCC di Bologna e la Cic di Milano. Una vittoria legata al ribasso del 16% dell’offerta iniziale che si concretizzava in 185 miliardi di vecchie lire.
L’avvio del cantiere non fu facilissimo: la crisi della terra da smaltire impose uno stop di ben sei mesi sulla tabella di marcia. Il problema che si pose all’associazione di imprese fu quella di reperire un sito dove smaltire i 210.000 metri cubi di terra che si stavano estraendo per o scavo delle fondamenta. Nessun luogo, in provincia di Varese, si rese disponibile ad assorbire la quantità di materiale trasportato da 100 camion ogni giorno. Così si dovette optare su una soluzione ad Oleggio con grande dispendio di tempo e risorse.
Oltre allo smaltimento, si presentarono problemi con la durezza del terreno che portò ad un braccio di ferro tra costruttore e azienda ospedaliera per una rivisitazione dei costi.
Solo l’intervento della Regione ( nella primavera del 2003) permise di superare gli ostacoli e di riprendere i lavori, con un nuovo cronogramma, questa volta assolutamente rispettato: nell’agosto del 2004 si completò l’opera muraria fino al tetto ( L’allora direttore Rotasperti parlò di K2 della sanità) mentre il cantiere si chiuse definitivamente con la consegna del monoblocco all’ospedale il 31 giugno dello scorso anno.
Sul piano prettamente tecnico, il cantiere può essere indicato come un modello: solo intoppi oggettivi hanno ritardato un ritmo di lavoro che si è rivelato perfettamente in linea, assicurando, nel contempo, un’attenzione sul piano della sicurezza. In tutti e cinque anni si è avuto solo un incidente grave. Il 15 maggio del 2004 un pesante carico di tubi da cantiere si sganciò da una gru, per cadere sulla soletta in costruzione, due operai, di 20 e 39 anni, fecero un volo di oltre 4 metri, rovinando dal terzo al secondo piano.
La prima inaugurazione ufficiale del monoblocco avvenne il 14 marzo 2005: il Presidente regionale Roberto Formigoni tagliò il nastro del reparto di medicina legale. Un momento importante che il Governatore volle sottolineare ricordando: " Questo ospedale è il più cospicuo investimento che la Giunta ha fatto in questa legislatura».
A distanza di quasi due anni, sabato prossimo si taglierà ufficialmente il nastro dell’intera struttura. Per un giorno si dimenticheranno i problemi e le polemiche nate attorno alla costruzione ( troppo piccola, troppo vecchia, mal collocata) per ammirare un ospedale che, comunque, contribuirà a migliorare la sanità varesina grazie alla tecnologia ( nonostante il dimezzamento dei fondi stanziati da parte della Regione) al confort alberghiero, all’informatizzazione dei servizi interni, all’organizzazione stessa dell’attività di ricovero tutta riunita in un unico posto (lasciandosi alle spalle l’impostazione ottocentesca dei blocchi divisi).
Sabato sarà il giorno dei complimenti, una parentesi piacevole tra i tanti problemi che da domani il Macchi dovrà affrontare con il trasloco, la penuria di personale, il futuro dei padiglioni che rimarranno vuoti, la sistemazione degli ambulatori.
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