Cerotti e business
Solo una settimana fa è stato inaugurato il nuovo ospedale di Varese. La gioia di un’opera così importante per tutta la città, e non solo, è stata offuscata da un mare di polemiche. E tutte giustificate, purtroppo.
Nessun coinvolgimento degli operatori, il ministro non invitato, ospedalieri e universitari ai ferri corti. Insomma la classica figuraccia. Si pensi solo al fatto che il giornale dell’ospedale appena stampato è andato al macero, perché conteneva un intervento non gradito del rettore Dionigi, che poi è stato pubblicato da un quotidiano locale.
Un gusto all’autolesionismo peggio di così era difficile immagginarlo. E intanto non si sa che cosa ne sarà delle vecchie strutture.
Altro che parata di “stelle” per un’inaugurazione discutibile.
Se non fosse che si sta parlando di ospedali verrebbe perfin da sorridere, ma poi storie come quelle di Tradate riportano con i piedi per terra e al diavolo le mille polemiche degli addetti ai lavori.
Ci spiace ma la situazione della mamma con i due figli in stato vegetativo non può essere liquidata come una questione di mala burocrazia. È figlia di scelte politiche ben oculate e poi scaricate. La denuncia è arrivata forte dall’associazione varesina “Silenzio è vita”. Si fa un gran parlare delle questioni etiche, del rispetto della vita, del no all’eutanasia e poi di fronte alla sofferenza di una madre che deve assistere i propri figli in due strutture a 50 chilometri di distanza si resta inermi.
E se ci fermassimo qui sarebbe già un dramma a cui trovare le risposte è il primo imperativo dei vertici sanitari a ogni livello. La questione invece è ancora peggiore. Basti ricordare la stessa odissea di una donna che pochi mesi fa, partoriti a Cittiglio due gemelli, ha dovuto staccarsi dai figli perché ricoverati nei reparti di neonatologia uno al Sant’Anna di Como e l’altro al Del Ponte a Varese. Così, oltre alla sofferenza della mamma e dei piccoli neonati, il marito doveva fare un triangolo infernale per far visita alla moglie e ai suoi due bambini.
Ora certamente la condizione della nostra sanità non è quella del Sud del mondo. I livelli di eccellenza sono chiari a tutti e le difficoltà di assistere una popolazione che invecchia sempre di più sono un altrettanto delicato problema. Tutto questo però non può nascondere una situazione che diventerà sempre più insostenibile e pericolosa. La sofferenza, oltre che di una buona sanità, ha bisogno di tanta umanità, di accoglienza, di calore. E come può essere possibile se si deve ancora assistere a queste odissee, fatte oltre tutto di tanta solitudine?
E se la politica non è in grado di saper rispondere ai problemi veri, concreti dei cittadini, la domanda su cosa ci stia a fare è tutt’altro che retorica.
A meno che non sia solo questione di potere e di business. Ma allora basterebbe dirlo.
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