Due giorni di caldo ed è già allarme ozono
A lanciarlo è Legambiente Lombardia per bocca del suo presidente De Simine
E’ allarme ozono in Lombardia. Sono bastati due giorni di caldo e i livelli di 0₃ nella troposfera (cioè nella parte più bassa dell’atmosfera) sono volati oltre la soglia critica, che identifica le concentrazioni pericolose per la salute in particolare di bambini e anziani. La provincia di Lecco risulta per ora quella messa peggio: il picco è stato misurato a Valmadrera con 246 microgrammi/mc, quindi oltre la soglia di allarme di 240, limite oltre il quale diventa obbligatoria la segnalazione alla popolazione. Ma nemmeno la provincia di Varese sta meglio, in questi giorni le centraline hanno superato il valore 200, in fascia critica c’è anche Como con 183 e l’hinterland milanese (Trezzo d’Adda a 195), dati ovunque in aumento che lasciano prevedere ulteriori sforamenti se continuerà ad esserci sole e calma di vento.
Se l’ozono negli strati più alti dell’atmosfera risulta di fondamentale importanza per la vita sulla terra, in quanto fornisce lo schermo in grado di filtrare le radiazioni ultraviolette (UV), potenzialmente cancerogene, nella parte più bassa dell’atmosfera l’ozono è invece dannoso per la salute umana e per la vegetazione; essendo un forte ossidante, è in grado di attaccare i tessuti dell’apparato respiratorio anche a basse concentrazioni, provocando irritazione agli occhi e alla gola, tosse e riduzione della funzionalità polmonare. Le persone maggiormente colpite sono i bambini che hanno anche maggiori probabilità di sviluppare fenomeni asmatici o altre malattie respiratorie. Ma anche i soggetti sani che fanno attività fisica all’aperto diventano un gruppo “sensibile” perché sono più esposti all’ozono rispetto alla popolazione meno attiva. Inoltre le malattie respiratorie (asma, broncopneumopatie croniche) rendono i polmoni più vulnerabili agli effetti dell’ozono. Vi sono chiare evidenze, poi, che l’ozono determina un aumento di mortalità, esattamente come le polveri sottili.
Le principali cause dell’aumento dell’ozono sono le emissioni di idrocarburi incombusti (COV) che provengono dal traffico veicolare e delle attività industriali, ed inoltre dagli ossidi d’azoto, un tradizionale inquinante da traffico. «Siamo di nuovo in emergenza smog, nella sua variante estiva dello ‘smog fotochimico’ – commenta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – ormai i picchi invernali ed estivi di inquinamento sono una certezza, di fronte alla quale il balletto di competenze tra Governo e Regione per i provvedimenti antismog appare semplicemente criminale. Il Governo sblocchi subito la legge antismog della Lombardia, e la Regione avvii una nuova politica della mobilità, abbandonando gli scellerati progetti di nuove autostrade e puntando tutto sulla mobilità sostenibile, sulle ferrovie in primo luogo»
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