Pampari: “È un ospedale di eccellenza e sarà a regime tra due mesi”
Il direttore generale dell'azienda ospedaliera fa il punto sui problemi del nuovo monoblocco e del polo materno infantile. "Nessun problema con l'Università, la mia porta è sempre aperta"
Diciassette mesi di lavoro e una vera “famiglia di gatte da pelare”. Il nuovo ospedale, il polo materno infantile, il pronto soccorso e non da ultimo i rapporti con l’Università. Per Carlo Pampari un’agenda davvero fitta e questioni sul tavolo delicatissime.
”Abbiamo finito il monoblocco e adesso possiamo dedicarci ai problemi del Del Ponte. Con l’Università non è vero che ci sono problemi e la mia porta è sempre aperta”.
In questi giorni l’ospedale è stato oggetto di varie contestazioni. La più pesante quella arrivata dal professor Cherubino che ha deciso di non ricandidarsi alla presidenza di Chirurgia e senza tanti giri di parole ha lanciato accuse gravi verso la dirigenza dell’azienda ospedaliera. Insieme con questa una serie di domande sul polo materno infantile.
Dottor Pampari è un fuoco incrociato sull’ospedale, come mai?
«Sono trent’anni che aspettiamo questo monoblocco. È stata una gestazione lunga e ora è naturale che ci sia qualche problema, ma è sbagliato far emergere solo gli aspetti negativi. Questi vanno visti, analizzati e risolti. Diciamo però che abbiamo anche venti sale operatorie all’avanguardia, al pari con le migliori strutture in Europa».
Si, però si dice che lavorino poco, come mai?
«È vero e per due ragioni. La prima è la necessità di una graduale presa di contatto con la realtà nuova. La seconda è legata all’organizzazione di lavoro. Venti sale operatorie richiedono una diversa gestione e questa non può non esser concordata con il sindacato».
Quanto ci vorrà per arrivare a pieno ritmo?
«Un paio di mesi. Visto che c’è l’estata di mezzo vedremo i risultati entro la fine di settembre».
Le risulta che ci siano dei problemi con la sterilizzazione dei materiali?
«Si, siamo in ritardo con la soluzione. Questa è una situazione angosciosa. Il progetto prevedeva una centrale di sterilizzazione. Credevamo di aver individuato due partner adeguati, ma ancora oggi non abbiamo centrato l’obiettivo. Circa gli episodi segnalati dal professor Cherubino stiamo facendo una ricerca per capire a che periodo si riferiscono».
Ci sono stati dei casi di legionella e potrebbero essere legati al nuovo sistema di condizionamento…
«Riporto una battuta dei medici che affermano che è un elemento fisiologico. In ogni caso è stata prestata la massima attenzione sia riguardo i pazienti colpiti che alle azioni per riportare i valori al di sotto della soglia minima».
Altro punto di criticità è il pronto soccorso. Qual è il suo giudizio sul suo funzionamento?
«Partiamo da alcuni fatti e numeri. Dall’apertura del nuovo ospedale abbiamo 40-50 accessi in più di prima e circa dieci ricoveri in più. Nella vecchia struttura, che era una sorte di "corte dei miracoli", i familiari erano molto vicini ai pazienti e questo è un primo elemento di criticità del nuovo. Abbiamo introdotto la figura di un volontario che tenga i rapporti. Circa le cure e la loro gestione credo che andrebbero fatte maggiori dimissioni il sabato e la domenica visto che il giorno di maggior affluenza al pronto soccorso stranamente è il lunedì. Un fenomeno che stiamo studiando anche perché sarebbe più logico che i cittadini si rivolgessero ai loro medici di base. Quanto all’assistenza vera e propria non credo sia un problema di organico. Abbiamo dieci sanitari in più. La vera questione è quella dei reparti che assorbono meno ricoveri e così questi ricadono sul pronto soccorso».
E come si risolve questa cosa?
«La Regione ci ha autorizzati 35 posti letto in più e quindi di poter assumere 178 nuovi infermieri. Ne abbiamo già presi 130 e gli altri arriveranno con il concorso di giugno. Per fortuna abbiamo già ricevuto 170 domande. Nel frattempo abbiamo cercato personale tramite le agenzie interinali, ma la ricerca non ha dato buoni frutti».
Che cosa ci può dire del reparto degli infettivi che è ancora chiuso?
«È una questione di carattere burocratico. Ci sono stati errori nell’iter amministrativo tra il 2001 e 2004 e ora stiamo cercando di porre dei rimedi, ma so bene che è stato perso tanto tempo. Ormai comunque è questione di mesi perché stiamo preparando un provvedimento che sistemi tutto».
Un’altra questione aperta è quella del polo materno infantile…
«Lo so bene, ma va detto con chiarezza che non è mai stato predisposto un piano condiviso sull’unità pediatrica. In questi anni nessuno ha chiesto finanziamenti per gestire questa situazione. Lo stiamo facendo adesso, ma ci vuole il suo tempo. Intanto cerchiamo di gestire la situazione al meglio e posso assicurare che c’è una disponibilità totale. Le questioni da risolvere sono fondamentalmente due: la prima riguarda il pronto intervento e la seconda la chirurgia. Entrambi le questioni rimandano alla necessità di prendere decisioni, ma queste avranno effetti solo sul lungo periodo. Le opzioni sono quelle di dare uno sviluppo totale al Del Ponte. Scelta che richiede non solo fondi per gli investimenti, ma anche per una diversa gestione perché fare sale operatorie costa, ma costa ancor di più gestirle. La seconda ipotesi è trasferire tutta l’unità al Circolo. Queste valutazioni però ci tengo a precisare devono essere fatte dagli esperti, ossia dai clinici e non certo da chi con tanta passione mette le proprie energie ma non lavora in ospedale».
E veniamo allo spinoso rapporto con l’Università. Che sta succedendo?
«Non capisco questo parlare di crisi. Ho visto il professor Cherubino il 21 maggio e abbiamo parlato del lavoro da fare per i dipartimenti. La mia porta è sempre aperta e il rapporto con l’Università è positivo e destinato solo a migliorare. Certamente sarebbe auspicabile non doverci confrontare sulla stampa e avere una progettualità condivisa».
In questi anni sono passati tanti direttori generali. Come mai c’è sempre qualche problema?
«Esiste una questione di chiarezza nei ruoli. L’assessore regionale ha aperto un confronto con tutti gli atenei proprio per definire i confini dell’azione di ognuno. Per quanto riguarda noi però credo che parlino i fatti. Prima dell’inaugurazione del monoblocco la presenza dell’Università non era palpabile. Adesso quando si entra nell’ospedale e in pronto soccorso si vede subito che azienda Macchi e università dell’Insubria sono affiancate nella gestione».
In queste ore anche diversi politici stanno intervenendo. Tra questi il presidente della commissione ambiente che l’accusa di non aver adempiuti agli impegni per il rispetto del rumore dei condizionatori…
«Non ho ancora letto il suo intervento, lo farò. Ci tengo a precisare però che sento molto spesso il sindaco Fontana, ma Clerici non mi ha mai cercato».
Però il problema del rumore rimane…
«È questione di giorni. Il progetto presentato da Varese risorse non era sufficiente a risolvere il problema e ridurre i rumori perciò abbiamo avviato ulteriori accertamenti. Ci serve ancora una proroga, ma ormai siamo vicini alla soluzione».
Ci fermiamo qui anche se le questioni sono tante e molto delicate. Carlo Pampari è entrato in diverse questioni senza sottrarsi all’incalzare delle domande. Colpisce positivamente la sua affermazione che lui non è a Varese “per gestire la quotidianità, cosa ovvia, ma per sviluppare un progetto che sia utile e positivo per il futuro dei cittadini”.
Staremo a vedere gli effetti.
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