Varese, una storia di grandi campioni
Presentato all'Insubria il volume sulla storia dello sport nella nostra provincia. Sul palco una sfilata di atleti di tutte le epoche corredata da filmati d'epoca
Ad un certo punto, gli applausi sono stati più numerosi delle parole. Ma come si fa a non applaudire quando sul palco, uno dopo l’altro, uno accanto all’altro, sfilano e si siedono il "rombo di tuono" Gigi Riva e il "von Karajan" Aldo Ossola? E ancora Pietruzzu Anastasi e i muscoli d’oro di Luini, Viola Valli e Garzelli, le dita fatate di Frangilli, i chili di storia di Enrico Candiani.
SESSANTA FIRME – Un sogno vedere questi e altri grandi campioni (foto sotto) su un unico palco, divenuto realtà nell’aula magna dell’Università dell’Insubria dove è stato presentato il secondo volume de "La storia di Varese", la grande opera composta da dodici tomi realizzata dal "Centro internazionale di ricerca per le storie locali e le diversità culturali" dell’ateneo cittadino.
Il tomo è stato curato dai giornalisti Pier Bergonzi e Nuccio Ambrosetti che hanno coordinato una "squadra" forte di oltre sessanta firme, capaci di raccontare, sviscerare, elencare una storia lunga un secolo e racchiusa in decine di diverse discipline, dagli aerei alla vela (rigoroso l’ordine alfabetico) passando per tutti gli altri sport.
«È incredibile come la vostra città abbia prodotto tanti campioni in tante diverse specialità» ha sottolineato lo storico direttore della Gazzetta dello Sport Candido Cannavò, invitato speciale e gradito sul palco delle cerimonie.
500 PAGINE – «La storia dello sport doveva essere un capitolo da inserire in quella della città. Poi abbiamo visto che non poteva essere confinata in quella generale, per la varietà e la qualità di quel che racchiudeva» ha spiegato il rettore dell’Insubria Renzo Dionigi. «Così ci siamo affidati a chi aveva la capacità di raccontare lo sport e la possibilità di reperire materiale raro e molto interessante». Ne sono uscite oltre 500 pagine, corredate da immagini e testimonianze imperdibili (nella foto, da destra, Dionigi, Riva e Storti).
«Il nostro è un volume che può essere d’esempio anche per altre città – ha aggiunto la professoressa Claudia Storti – Si sono incontrati con profitto due mondi, lo sportivo e l’accademico, che hanno operato con impegno e risolutezza anche grazie al lavoro oscuro di molti collaboratori che si sono impegnati per portare a termine il progetto.
STORIE E RICORDI – Qualche tuffo al cuore era dovuto, e le immagini che sono state fatte scorrere sul grande schermo non hanno fatto altro che accentuare i ricordi e le memorie. D’altro canto non si poteva rimanere impassibili nel vedere la Mobilgirgi sollevare la Coppa dei Campioni ’76 o un giovane Vescovi fare canestro in acrobazia, o Pinuccio Molteni conquistare la vittoria numero mille in carriera. Gli interventi di Antonio Franzi e Francesco Pierantozzi, a stimolare i presenti, hanno fatto il resto come quando Anastasi ha dedicato la serata a Giovanni Borghi, il "cumenda" che più di ogni altro ha fatto per lo sport varesino.
LA NOTA STONATA – In un pomeriggio da ricordare, sarebbe sbagliato non sottolineare anche qualche stonatura. La prima: il libro non è ancora disponibile. Sul palco c’era una sola copia, consegnata dal rettore al sindaco Fontana: capita, quando si presentano i libri, ma non è mia piacevole.
Le altre assenze (escludiamo quella del campione del mondo di Varese ’51, Ferdy Kubler, malato e rimasto nella sua casa di Zurigo) erano altrettanto gravi. In sala non c’erano dirigenti (o almeno non ne abbiamo visti) né del Varese 1910 né della Pallacanestro Varese (tranne l’addetto alle statistiche Salmini). C’era invece la Pro Patria con il direttore generale Guffanti.
Gli inviti, giurano, sono stati spediti in tempo; visti i capitoli ricchi e sentiti ad esse dedicati, le due maggiori società cittadine avrebbero potuto rispondere con maggiore partecipazione.
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