Il cinema saluta Antonioni
Ad un giorno dalla morte di Ingmar Bergman un altro re della pellicola saluta la settima arte
Dopo la morte di Ingmar Bergman un altro gravissimo lutto ha colpito la settima arte. Ieri sera, lunedì 30 luglio, si è spento nella sua casa di Ferrara Michelangelo Antonioni, all’età di 95 anni.
Antonioni è stato uno dei più grandi registi italiani, noto anche per la sua critica alla società dei consumi, ben rappresentata da alcune iconiche ed eterne scene di Zabriskie Point.
Non ha mai temuto la sperimentazione, arrivando ad una rivoluzionaria gestione del colore in digitale nel film per la tv "Il mistero di Oberwald", alla realizzazione di documentari e a quella dei videoclip, come Fotoromanza di Gianna Nannini.
Negli ultimi anni della sua vita è tornato dietro alla macchina da presa con l’assistenza di Wim Wenders. Il binomio ha portato nei cinema "Al di là delle nuvole". Il suo ultimo film, girato a 92 anni, è "Il filo pericoloso delle Cose", pellicola realizzata per il progetto collettivo "Eros", che vedeva Antonioni parlare di erotismo accanto a firme più giovani come Steven Soderbergh e Wong Kar-Wai.
La camera ardente del maestro sarà allestita mercoledì 1 agosto in Campidoglio, i funerali si svolgeranno dopodomani a Ferrara.
Proprio ieri parlavamo della scomparsa di Bergman, dando la sua definizione di cinema. Anche Antonioni, ovviamente, aveva significative parole per la passione della sua vita. Ecco quali:
Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà.
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