Un centro di accoglienza per le donne vittime della tratta
Inaugurato a Benin City con la collaborazione di Cei, Caritas Italiana, Usmi e Conferenza delle religiose nigeriane e salesiani
Benin City (Nigeria). Questa mattina, mercoledì 11 luglio, è stato inaugurato un centro di accoglienza Women Resource Centre per le donne costrette a prostituirsi in Italia e aiutarle a reinserirsi nella famiglie e nelle comunità di origine. «È un sogno che si realizza! Un sogno che abbiamo condiviso in molti e da molti anni e che finalmente diventa realtà». È molto soddisfatta suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e coordinatrice dell’Ufficio contro la tratta di esseri umani dall’Unione delle superiore maggiori italiane (Usmi). Suor Eugenia guida una delegazione di suore e laici che in Italia cercano di prevenire e contrastare questo enorme dramma, una delle forme più aberranti di moderna schiavitù, e che da alcuni giorni si trovano in Nigeria per conoscere la situazione che genera la tratta delle donne e valutare la possibilità di nuove forme di intervento a favore delle vittime. In Italia sono circa 30 mila le ragazze nigeriane costrette a prostituirsi. Almeno il 70% proviene da Benin City. L’inaugurazione ufficiale del nuovo Centro rappresenta non solo un grosso passo avanti nel lavoro di accoglienza delle ragazze che rientrano in Nigeria, ma significa anche l’apertura di un luogo-simbolo della lotta contro l’ignobile traffico. «Siamo in molti a dire basta – continua suor Eugenia – e la nostra presenza qui lo testimonia». Il Centro infatti è il risultato della collaborazione di molte istituzioni ecclesiali italiane e nigeriane. Finanziato dalla Cei con i fondi otto per mille e da Caritas Italiana, che ha acquistato il terreno, la nuova casa di accoglienza è frutto anche del lungo lavoro svolto dall’Usmi insieme alla Conferenza delle religiose nigeriane e ai salesiani, che hanno seguito la costruzione. «Il lavoro delle suore, qui in Nigeria come in Italia – conferma suor Florence Nwaonuma, responsabile del Comitato per il sostegno della dignità della donne (Cosodw), organizzazione voluta dalla Conferenza delle religiose nigeriane –, è stato fondamentale per togliere tante ragazze dalla strada e aiutarle a reinserirsi in famiglia e nel tessuto sociale. Spesso tornano qui distrutte, traumatizzate, disorientate. Si portano dentro ferite profonde e hanno bisogno di accoglienza e accompagnamento. Per questo è nata questa casa».
La presenza di centinaia di persone, così come di moltissime autorità sia civili che religiose – a cominciare da monsignor Felix Alaba Adeosin Job, presidente della Conferenza episcopale nigeriana – testimonia dell’importanza dell’evento, in una città divenuta simbolo di una tragica forma di sfruttamento di ragazzine sempre più spesso minorenni. La delegazione italiana è composta da 15 persone, in maggioranza suore, che operano in case di accoglienza in diverse regioni d’Italia, da una delegata di Caritas Ambrosiana, una di Caritas La Spezia e da due rappresentanti dell’associazione torinese Amici di Lazzaro.
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