“Aumenti dei prezzi? Colpa della siccità australiana”

Abbiamo chiesto a chi tratta da anni pane e latte per capire le cause della crisi che ha investito il settore negli ultimi mesi

Pane troppo caro: sì o no? È questo il tam tam che circola negli ultimi giorni sui giornali, argomento sul quale sono scesi in campo anche politici come Michele Ventricelli (consigliere regionale pugliese di Sinistra Democratica) ed esponenti dei movimenti dei consumatori. Ma perché il prezzo del pane rischia di subire aumenti fino al 20 per cento ? E i rincari sono davvero necessari o sono il frutto di speculazioni varie?

Noi, questo problema, ce lo siamo posto, e per fare chiarezza siamo andati a parlare con chi il pane lo acquista, lo distribuisce e poi lo vende ogni giorno a più di centomila famiglie: Gianmario Marabelli, responsabile dei freschi della catena di supermercati Tigros, presenti nella nostra Provincia con circa 70 punti vendita: «Il vero problema è il prezzo della farina, che è aumentato in maniera preoccupante da giugno ad oggi di circa il 50 per cento», spiega. Farina che è la materia prima per il pane, ma non solo: pasta, biscotti e derivati, sono tutti prodotti su cui questo aumento, ovviamente, non potrà che riflettersi.

Le grosse catene di distribuzione si sono infatti viste presentare aumenti di listino da parte dei fornitori che arrivano al 10/15 per cento, e la situazione appare preoccupante.

Le cause? Oltre alla siccità australiana, che ha diminuito la quantità totale dell’offerta, il vero problema è l’aumento della domanda globale, soprattutto da parte di Paesi emergenti come la Cina, ricchi di bocche da sfamare ma poveri di grano. Anche le nuove politiche energetiche hanno influito su questa situazione: alcuni terreni, infatti, hanno subito un cambio di destinazione e si sono convertiti dal produrre grano per uso alimentare alla produzione destinata alla bionergia. Il mais e il grano vengono infatti usati per la produzione di biodisel, un nuovo business che paga  bene e fa gola a molti. «Anche nella pianura padana questo è successo – commenta Marabelli -: conviene vendere a chi compra il grano per investire nell’energia, visto che sono disposti a pagare meglio rispetto a coloro che lo trasformano in pane». 

Le leggi del mercato, per cui il prezzo si forma dall’incontro della domanda e dell’offerta, non hanno colpito solo farina e derivati: anche latte e latticini sono oggetto in questi giorni di critiche da parte dei consumatori per il rincaro dei prezzi. Anche per questo la causa va ricercata non più nella stalla del vicino, ma sul mercato globale: l’offerta è diminuita e non riesce a soddisfare completamente la domanda, in netto aumento, soprattutto a causa di Paesi come la Cina, in cui il consumo pro capite è sensibilmente lievitato. Me non è la sola a chiedere sempre più latte: in questo momento, anche la Germania sta facendo una vera e propria “incetta” sul mercato, un po’ per destinarlo alla normale produzione casearia, un po’, in sensibile quantità (si calcola che la produzione mondiale è raddoppiata) da polverizzare, per poi venderlo sui mercati esteri. Dove? Per esempio in Cina, dove il bisogno di latte del suo miliardo e passa di abitanti è in continua crescita.

Aumento del prezzo del latte, aumento del prezzo di tutti i suoi derivati: formaggi, burro, yogurt, ma anche alimenti per i vitelli da latte, la cui carne ha subito incrementi di costo proprio a causa della “guerra del latte”: «I produttori di formaggi ci hanno già comunicato un aumento previsto dei costi in acquisto del 10 per cento, ma tutto dipende da come andrà il mercato del latte», spiega l’esperto.

Cosa succederà è difficile prevederlo, visto che anche questa crisi non era stata messa in conto da nessuno e i controlli, sia da parte delle associazioni di categoria che delle autorità governative, sono diretti ad eliminare completamente chi, su questa crisi, ci sta speculando.

Dall’altre parte, la collaborazione da parte di produttori, intermediari e distributori è completamente finalizzata al rientro di questa crisi che ha colpito quasi tutto il globo: aumenti nei prezzi di beni di così largo consumo non convengono a nessuno.

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Pubblicato il 30 Agosto 2007
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