“Campi nomadi, un problema che i sindaci non possono affrontare da soli”

Il sindaco di Gallarate Nicola Mucci interviene sulla questione sollevata dal ministro Paolo Ferrero

Pubblichiamo la lettera aperta del sindaco di Gallarate Nicola Mucci in merito alla questione dei campi nomadi.

Le parole del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero riportate dal Corriere della Sera di lunedì 13 agosto in uno degli articoli dedicati alla tragedia nel campo rom di Livorno portano a una serie di riflessioni.

Riflessioni che si muovono su una linea di condivisione di quanto peraltro già ribadito da autorevoli colleghi Sindaci in merito alle dichiarazioni del ministro, che accusa gli enti locali di “voltare la testa dall’altra parte anche davanti alle condizioni disumane dei campi perché non portano voti” e giudica il drammatico evento di Livorno “una tragedia annunciata, dall’incuria, dal disinteresse e dal razzismo”.

Ritengo che tali affermazioni denotino una profonda ignoranza nei confronti della problematica legata alla situazione dei campi nomadi nei comuni, additando i Sindaci quali capro espiatorio di una situazione pesante nella quale, invece, chi è chiamato a governare una città rappresenta solo “l’ultimo anello della catena”.

Con questo, da Sindaco, non voglio certo chiamarmi fuori da responsabilità che la legge mi impone, ma credo che ritenere i rappresentanti degli enti locali unici responsabili di una situazione difficile e che non funziona sia profondamente ingiusto.

Anche l’Amministrazione Comunale di Gallarate ha dovuto individuare una soluzione per sistemare una comunità Sinti di nomadi stanziali che da anni viveva su una zona non idonea. Ci siamo trovati in una situazione difficile, chiamati a dare una soluzione che di certo non è stata semplice e che può non piacere, ma che è stata una condizione obbligata e che, soprattutto, abbiamo dovuto affrontare da soli.

Vorrei dunque invitare il signor ministro Ferrero a riflettere seriamente su grosse problematiche che i Sindaci si trovano quotidianamente ad affrontare, perché credo che il problema non sia quello di affrettarsi a trovare un capro espiatorio, ma, al contrario, sia piuttosto la necessità di affrontare situazioni complesse a livello nazionale, con leggi serie, dando un supporto concreto agli enti locali che invece si trovano con responsabilità sempre maggiori a fronte di risorse e aiuti dal Governo centrale sempre più esigui.

Francamente non riesco a pensare che di situazioni quali quelle legate alle problematiche dei campi nomadi non siano responsabili anche altre realtà, che più potrebbero rispetto agli enti locali. Pensiamo solo all’accattonaggio dei minori e a quante volte i genitori restano impuniti. Pensiamo alla facilità con cui gli stessi genitori evadono l’obbligo scolastico al quale i loro bambini sarebbero tenuti. E di fronte a tutto questo gli enti locali hanno le mani legate e lo Stato non interviene certo come dovrebbe. Mi trova d’accordo, in questo senso, quanto affermato ancora sul Corriere della Sera di oggi, martedì 14 agosto, dal Sindaco di Torino Sergio Chiamparino quando dice che alle città servono poteri e soldi per gestire le problematiche legate ai rom, servono strumenti che permettano di intervenire in modo rapido. Sono favorevole anche alla proposta avanzata dal vicepremier Francesco Rutelli, che ha reso noto di aver insediato un gruppo per elaborare una proposta di legge per “togliere la patria potestà a chi abbandona o sfrutta minori”: troppo spesso i bambini rom sono tenuti dai genitori o dagli adulti di riferimento in vere e proprie condizioni di schiavitù, costretti a delinquere. Credo che di fronte a situazioni in cui si evidenziano elementi delinquenziali di questo tipo sia necessario sviluppare un’ampia azione di intervento, con poteri speciali, per allontanare definitivamente questi minori dai nuclei familiari che li sfruttano, arrivando anche a un allontanamento immediato dal territorio nazionale di chi assume tali atteggiamenti.

Gallarate, ripeto, si è trovata in una situazione molto pesante legata alla presenza di uno stanziamento nomade. Ha trovato una soluzione che sicuramente non è la panacea a ogni male, una soluzione che sicuramente non è perfetta, una soluzione che non è detto risolva una realtà particolare, ma ha lavorato per cercare almeno di affrontare una problematica che non poteva essere tollerata ancora a lungo. L’ha fatto da sola, con i suoi mezzi, con le sue risorse. Non ha voltato la testa, non si è disinteressata, tanto meno può essere accusata di razzismo. E non ha certo pensato ai voti quando si è trattato di stendere un documento che potesse regolarizzare i rapporti tra l’Amministrazione Comunale e la comunità di nomadi stanziali.

Gallarate, semplicemente, ha agito per quanto nelle sue possibilità amministrative, normative ed economiche. Ha fatto quello che credo qualsiasi Sindaco avrebbe fatto. Senza per questo ricevere alcun aiuto dallo Stato.

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Pubblicato il 14 Agosto 2007
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