“Per un varesino la Tre Valli è tutto”

Alla vigilia della classica della Binda le voci di due campioni di casa nostra. Uno, Chiappucci, l'ha conquistata; l'altro, Contini, l'ha vista sfuggire

Stefano Garzelli, due volte campione in carica, è uno dei pochi varesini a riuscire a rompere l’incantesimo della Tre Valli. La corsa più amata, coccolata e importante di casa nostra è incredibilmente sfuggita quasi sempre ai campioni nati e cresciuti a Varese e provincia. Gli esempi sono infiniti, a partire proprio da Alfredo Binda, cui la corsa è dedicata: il vincitore di 5 Giri e 3 Mondiali è sempre rimasto a guardare altri sul palco del primo classificato.
Sconfitte, verrebbe da dire, per troppo amore: lo spiegano bene due campioni del recente passato che con la Tre Valli hanno avuto risultati diversi. Claudio Chiappucci è uno che ce l’ha fatta: nel ’94 si impose all’interno del velodromo di Masnago. Silvano Contini invece no: i suoi ripetuti tentativi finirono sempre con beffe, sfortune ed errori.

CHIAPPUCCI: ROTTO IL TABU’ – Era dalla vittoria di Beppe Fezzardi del ’62 che un varesino non riusciva a trionfare nella corsa di casa. A concludere quella serie nera lunga 34 anni ci pensò "el Diablo", Claudio Chiappucci, il quale superò in una volata a due nel catino di Masnago il russo Bobrik.
«Fu una Tre Valli dura, per la quale mi preparai al meglio» racconta oggi il pirotecnico campione di Uboldo. «Bisognava affrontare più volte la Ferrera e, prima di arrivare a Varese, il Sasso di Gavirate: scappammo proprio lì, io e Bobrik. Non mi aspettavo ci fosse anche lui e a quel punto sapevo che c’era un solo modo per vincere: entrare per primo nel velodromo dove bisognava compiere mezzo giro». Chiappucci con quel successo completò un’accoppiata forse unica: «Da giovane avevo già conquistato la Piccola Tre Valli; credo di essere l’unico varesino a fare il bis».
Sulla difficoltà trovata dai padroni di casa, il Diablo si spiega così: «In passato tutto il Trittico aveva una valenza maggiore, perché si correva appena prima del mondiale e serviva come selezione. Chiunque volesse vincere si trovava di fronte corridori in lizza per la maglia della nazionale e poi… essere profeti in patria è sempre difficile».

CONTINI: IL TRADIMENTO DI ISPRA – La parola "tradimento" Silvano Contini non la userà mai, non è nel suo stile. Ma è difficile spiegare in altro modo la vittoria del bergamasco Paganessi nel 1983 a Ispra. «In effetti quel giorno andavo fortissimo. Lui era mio compagno di squadra ed era in fuga con noi per curare il temuto Baronchelli. Invece ai 4 chilometri, poco prima di quella che doveva essere la mia azione, scattò Paganessi: gli altri non reagirono perché mi aspettavano, vinse lui e io mi piazzai secondo». Il traguardo di casa è così sempre sfuggito sul più bello al ragazzo di Leggiuno, più volte in maglia rosa al Giro: «Mi capitò anche di venir ripreso a 150 metri dall’arrivo, un anno che vinse Saronni, ma pure di commettere errori gravi. La Tre Valli per noi varesini è tutto: forse anche per questo in corsa rischi di fare sbagli che altrimenti eviteresti». Anche per Contini però spiega certi insuccessi con l’importanza delle premondiali. «In quegli anni nessuno regalava nulla, tutti erano alla ricerca di un posto al sole».

PERCORSO PROMOSSO – Sia Chiappucci sia Contini sottolineano come il percorso 2007, che poi sarà quello dei Mondiali, garantirà una corsa interessante. «Importante che l’arrivo sia di nuovo a Varese» spiega il Diablo. «La salita non è la più selettiva e non è tra quelle storiche, però il circuito è una scelta che favorisce spettacolo e logistica».
«Io vorrei vedere almeno una Tre Valli dura, con il Cuvignone da fare un paio di volte, ma questo non è il periodo migliore per sforzi del genere. A parte questo, credo che il percorso 2007 sia bello: non troppo duro ma comunque impegnativo. Sarò sulle strade con i miei figli, vinca il migliore».
 

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Pubblicato il 20 Agosto 2007
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