Taglio dei platani, la piazza si interroga
Ambientalisti, cittadini, uomini di partito senza bandiere hanno manifestato e discusso per tentare un estremo salvataggio degli alberi di piazza Risorgimento
La piazza è il luogo dell’incontro e delle relazioni sociali, punto di confronto tra idee diverse e sensibilità di ogni tipo. Non sarà un caso, dunque, che il teatro della protesta d’agosto a Gallarate sia proprio una piazza: di zone toccate da progetti molto controversi ce ne sono state diverse, ultima quella di viale Lombardia, al confine tra centro, Cedrate e Sciarè. Ma solo in piazza le diverse sensibilità e idee dei cittadini si sono coalizzate.
In prima fila ci sono gli ambientalisti, quelli di antica data, come Emilio Magni di Legambiente, e quelli più giovani, come quella determinatissima ragazza le cui lacrime al taglio del primo albero sono diventate l’icona più commentata delle giornate d’agosto: «Per me è un delitto abbattere anche solo un albero», dice con sicurezza. Poi ci sono i cittadini che sono disposti anche a sacrificare qualcosa al progresso e alle esigenze del traffico, ma che credono che il deserto creato in questi giorni dalle motoseghe sia un prezzo davvero alto, eccessivo. Molti – troppi, verrebbe da dire, e non solo per colpa delle amministrazioni comunali – scoprono solo ora del progetto della nuova rotonda, segno che qualcosa non ha funzionato a dovere nella comunicazione tra Comune e popolazione. «Li ho votati anche lo scorso anno, il primo mandato non era stato male. Ma un’assurdità del genere non me l’aspettavo davvero» dice un uomo che, abitando a Sciarè, è già stato “scottato” dalla nuova, contestatissima sistemazione a 4 corsie di viale Lombardia. Gli abitanti di quella zona e delle vie circostanti sono quasi una categoria a parte, unita da un confronto serrato (e a sentir loro improduttivo), durato mesi, con l’assessore Simeoni: la sorte di piazza Risorgimento è divenuta subito anche una loro battaglia, anche perchè lo spazio verde è (era) l’unico presente da quel lato della città. Più d’uno ha spiegato che salvare gli alberi della piazza è una sorta di compensazione per il disastro che l’amministrazione avrebbe fatto in quell’area, che ha visto l’abbattimento di tutte le piante d’alto fusto presenti.
C’è la signora che ha passato tre giorni accampata in piazza, con anche i viveri al seguito e c’è chi si è fermato in piazza martedì pomeriggio, ha visto cosa si stava facendo e si è ritrovato, a sera, ad esultare per il mancato abbattimento, mentre i mezzi uscivano dal cantiere.
Poi ci sono i rappresentanti dei partiti del centrosinistra e della Lega, più o meno coinvolti in questi giorni. Qualcuno dice anche per cercare un po’ di visibilità. Ma c’è da notare che in questi tre giorni mai si è vista sventolare una bandiera di partito, un drappo rosso o verde che fosse. La legittima rabbia e la sacrosanta voglia di partecipazione dei cittadini non è stata strumentalizzata o racchiusa in schemi, almeno non in maniera plateale. Al più elettori delusi e “oppositori” della giunta Mucci hanno discusso amichevolmente tra loro, seduti sulle panchine o persino chiusi dentro le reti durante l’occupazione dell’area del cantiere martedì.
C’erano i residenti della piazza, alcuni resisi disponibili come vedette per tenere sottocontrollo le mosse di vigili e operai addetti al taglio. C’erano i commercianti, alcuni dei quali non hanno nascosto le perplessità: «E’ uno scempio, abbattono alberi secolari – dice un commerciante d’abbigliamento -. Il problema sono i semafori, in particolare quelli verso la stazione. Si erano prospettate delle modifiche viabilistiche, ma poi non si è sperimentato nulla». Un bar che affaccia sulla piazza ha esposto in bella vista, al centro del locale, i volantini del presidio di giovedì mattina.
Il presidio coinvolge anche qualche immigrato che abita nella zona e che, specie d’estate, trova comodi quei giardinetti tra gli alberi a pochi minuti da casa: un cittadino bengalese spiega che ogni tanto, quando esce dal lavoro, ci porta i bambini: «Vedi quei muretti? -dice indicando la zona centrale dei giardinetti -. Giocano dentro qui e la palla non esce. E poi ci arriviamo in poco tempo, basta anche la mezzora prima di cena per passare un po’ di tempo coi bambini». Per loro avere il verde lontano dal centro, lontano dalle case, è già una perdita. Gli fa eco uno studente universitario: «Gli alberi mi interessano, sì, ma non sono ambientalista, l’abbattimento di due o tre piante per una rotonda lo accetterei anche. Ma soprattutto non sopporto l’idea che si trasformi una piazza, un luogo d’incontro si trasformi in uno svincolo, in un luogo dedicato quasi solo alle automobili. Qualcuno dice che i giardinetti non erano vivibili, che qualche problema c’era. Ma guardate quelli vicino al cimitero: dieci anni fa non ci andavi neanche alle 3 di pomeriggio, oggi sono ritornati uno spazio anche per le famiglie e i nonni coi nipotini».
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