Allarme dalla Caritas: in aumento i poveri
Presentato il sesto rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano: sempre più numerose le famiglie lombarde che vivono in condizioni di povertà
Sono donne, età media attorno ai 40 anni, vivono in affitto, sono coniugate, hanno un reddito basso. Stiamo parlando della media della popolazione italiana? No, stiamo parlando del 70% delle persone che, dal 2004 ad oggi, si sono rivolte a Caritas Ambrosiana per un semplice motivo: sono povere. E non povere perché sfruttate, emarginate, abituate a vivere al limite della legalità o quant’altro: povere perché costrette a fare i conti con bollette e affitti sempre più salati, spese per gli alimenti di prima necessità che crescono di giorno in giorno, anziani a carico con pensioni che si assottigliano di pari passo con l’aumento del costo della vita e, situazione ancora più diffusa, lavori precari e mal retribuiti.
Il sesto rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano, presentato questa mattina, mercoledì 26 settembre 2007, presso la sede meneghina di Caritas Ambrosiana, parla chiaro: su un campione di quasi 15mila persone incontrate nel corso del 2006 nei 63 centri di ascolto presenti nelle parrocchie della diocesi milanese, una buona fetta ha dichiarato una crescente sensazione di disagio. Il motivo? Una situazione economica estremamente fragile e dettata dalla frequente abitudine a vivere al di sopra delle reali possibilità per via dell’illusione di crediti facili, di un lavoro che improvvisamente viene a mancare, dell’aumento improvviso del costo di un’abitazione o, come troppo spesso capita, di un familiare che si ammala e che necessita di cure tempestive e onerose.
«In una società caratterizzata da fasce di popolazione che ostentano un benessere materiale sempre più sfacciato – ha commentato don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana – molte sono le persone che, tutti i giorni e sotto i nostri occhi, conducono vite al limite della sofferenza, del disagio e della violazione dei diritti umani. Le abbiamo chiamate, come il titolo del volume relativo alla nostra ricerca evidenzia, “equilibristi”: perché quando si paga un mutuo o un affitto senza due distinti redditi da lavoro basta mettere un piede in fallo, alla prima difficoltà economica, per scivolare immediatamente in una condizione di povertà da cui emergere diventa poi davvero difficile».
Secondo il Sesto rapporto Caritas le cause che portano le famiglie italiane ad indebitarsi sono riscontrabili in vari ambiti: il lavoro – le forme atipiche o flessibili di accesso al mercato del lavoro oltre a non offrire redditi adeguati non mettono in condizione i giovani di accedere al credito; la casa – che assorbe una quota sempre più significativa del reddito, a discapito delle altre voci di spesa; i nuclei familiari sempre più precari – separazioni e divorzi, che spingono verso famiglie “mono reddito” e dunque economicamente più fragili; il fenomeno del credito al consumo -che spesso non consente a chi se ne serve di avere un quadro realistico della propria situazione economica fino a quando questa non viene gravemente compromessa. Le richieste di aiuto e sostegno economico presentate a Caritas nell’anno 2006 sono uno specchio di questa situazione: chi si è rivolto ai centri di ascolto della diocesi lo ha fatto per avere un lavoro (40%), una casa (30%) o un reddito migliore (20%).
Quale, a questo punto, la soluzione sul tavolo? «Trovare una giusta ricetta è un progetto sicuramente difficile ed ambizioso – ha commentato don Roberto Davanzo – ma sul quale Caritas sta lavorando da anni». Solo il progetto Carta Equa ha infatti permesso dal maggio 2004 ad oggi a quasi 600 persone di fare la spesa gratuitamente in punti vendita Coop convenzionati. La Fondazione San Bernardino dal 2004 opera nelle diocesi lombarde per offrire assistenza alle famiglie indebitate e per prevenire il ricorso all’usura. «Il nostro interesse – ha concluso Davanzo – non è infatti solo quello di denunciare alle autorità e alle istituzioni una situazione di disagio esistente: ciò che desideriamo è anche ricostruire un tessuto sociale che sostenga questa fragilità diffusa. Le famiglie più fortunate che sino ad oggi ci hanno accompagnato in questo cammino sono state molto numerose e per il futuro, ne siamo certi, attraverso i nostri centri di ascolto e le parrocchie dell’intera diocesi aumenteranno ancora di più».
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