Geova e Allah: Sesto dice sì. Li sorveglierà un prete
Il comune destina tre aree di culto alle confessioni non cattoliche e istiuisce una commissione di dialogo religioso. Un'eccezione dopo i casi di Gallarate e Busto
Gallarate dice no, Busto fa le barricate, Sesto Calende invece apre le porte a tre luoghi di culto. Non solo per i musulmani, anche per gli evangelici e testimoni di Geova. Il tutto gestito da una commissione in cui vi sarà, in qualità di esperto anche un prete, padre Alberti, "specializzato" in dialogo interreligioso, insieme a Franco Bellingeri ex insegnante, Giampaolo Michelutti, Andrea Colombo, più due persone indicate dalla minoranza e dai comitati di quartiere. Insomma, una commissione che gestisca un passaggio delicato, ovvero l’arrivo sul territorio del pluralismo religioso.
E’ difficile? Sembra di sì. Perché in tutta la Lombardia l’atteggiamento degli enti locali è diventato apertamente ostile ai luoghi di culto islamici, salvo, spesso, non curarsi minimamente di quelli delle altre confessioni religiose che spesso pregano in luoghi non conformi. Succedeva anche a Sesto Calende, dove gli evangelici utilizzavano un appartamento ufficio che non era certo un luogo di culto.
L’amministrazione dice di aver risolto tre problemi in un colpo solo, e ha indicato tre aree: zona Oneda, zona Mulini e ai margini del quartiere Abbazia. Dove andranno gli islamici? Non si sa, la giunta non vuole ancora scoprire tutte le carte.
Il centro che oggi ospita 40 persone durante la preghiera del venerdì, in via Cavour, dovrà spostarsi. Le opposizioni di centrodestra non sono però d’accordo e contestano la decisione di dare tre aree con diritto di superficie.
Ma sarà Sesto Calende a ospitare i musulmani di Gallarate cacciati dall’ordinanza del sindaco? «Non credo proprio – spiega l’ex sindaco Roberto Caielli, capogruppo di maggioranza – l’accordo riguarda la nostra comunità sestese da cui abbiamo avuto precise garanzie».
Il comune giudica affidabili i musulmani del centro di Sesto.
Il contrario di quanto pensano a Gallarate, dove l’amministrazione si rifiuta di fare un accordo con i musulmani perché li ritiene invece inaffidabili. «E’ prevalso l’estremismo» commenta Caielli, vicesindaco ulivista.
Ora l’accordo di Sesto dovrà affrontare il dialogo con i cittadini, proprio quello che secondo Cofferati è mancato a Bologna, e che ha determinato lo stop momentaneo in attesa di coinvolgere la popolazione locale.
Il coinvolgimento avverrà attraverso la commissione di controllo del rispetto della norme, un argomento sbandierato anche a Gallarate. Con una differenza: anche a Sesto il comune vieta di usare in futuro la sede di via Cavour, ma offre una soluzione alternativa: le aree saranno assegnate con un diritto di superficie, poi le confessioni, a loro spese, attrezzeranno i luoghi di culto.
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