Il cuore dell’Africa batterà all’Apollonio

Sabato 15 settembre appuntamento con Doudou N'Diaye Rose, artista di fama internazionale che ha collaborato anche con i Rolling Stones

Per la sua gente Doudou N’Diaye Rose (foto), uno dei più grandi musicisti viventi, è una sorta di "biblioteca vivente", un uomo che racchiude dentro di se l’essenza dell’arte delle percussioni e della cultura della sua terra: il Senegal, un Paese che sembra così lontano, ma che per una sera, sabato 15 settembre, grazie all’esibizione dell’artista,  sbarcherà a Varese al Teatro Apolonnio di piazza della Reubblica. Arriva alla conferenza stampa di presentazione della serata accompagnato dalla moglie, entrambi vestiti con gli abiti tradizionali della loro terra, accolto dall’ammirazione e dalla commozione dei senegalesi presenti, per tutto ciò che quell’uomo magrolino rappresenta: la cultura, la tradizione, l’arte, la musica, la saggezza degli anziani, il cui rispetto è tipico della cultura africana.

Ambasciatore della cultura tradizionale senegalese nel mondo, l’artista sarà in concerto sabato sera al teatro di Piazza Repubblica con uno spettacolo che darà risalto a tutta la sua abilità e al suo talento nell’uso del sabar, il tipico tamburo a calice della tradizione wolof, l’etnia di cui N’Diaye Rose fa parte. L’obiettivo di questo suo “viaggio” fuori dall’Africa, che lo ha portato ad esibirsi a Brescia l’1 settembre, è di far conoscere gli antichi valori del Senegal, contrapponendosi ad artisti come Yossou n Dour, anch’egli senegalese e membro della stessa etnia, più orientato verso il moderno. 76 anni, nativo di Dakar, musulmano e con 3 mogli e 38 figli, Doudou N’Diaye Rose può vantare collaborazioni con musicisti del calibro dei Roling Stones, di Peter Gabriel e di Miles Davis, ed è l’autore, tra le altre cose, dell’inno nazionale senegalese.

Un grande colpo quindi per l’Associazione senegalese e simpatizzanti di Varese e Provincia, ASSVP, organizzatrice della serata, che si è avvalsa della collaborazione, e dell’opera di persuasione, del nipote di N’Diaye Rose, residente a Varese, per portare l’artista nella nostra città, dopo l’esperienza a Besozzo del 2001 in cui ottenne un grande successo di pubblico. «Finalmente ce l’abbiamo fatta – commenta Thierry Dieng, membro della comunità senegalese -, per noi è un onore avere qui uno degli uomini più famosi del Senegal, la massima espressione dell’arte delle percussioni tradizionali esistente in questo momento».Gli spettacoli di Doudou N’Diaye Rose, il cui cognome significa “leone”, sono richiesti in tutto il mondo, ed iniziano sempre con una preghiera al luogo di esibizione per coglierne l’anima, e trarre ogni volta un’ispirazione diversa. Durante il concerto, l’artista darà una dimostrazione dell’antico uso dei tamburi insieme al figlio, Djibril, con cui “parlerà” nel corso della serata. Le percussioni, infatti, oltre che uno strumento musicale, hanno un valore storico per gli africani: prima dell’avvento di luce ed elettricità, la popolazione comunicava col suono del tamburo da un villaggio all’altro, e sono rimaste nella cultura senegalese come simbolo della tradizione.

 

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Pubblicato il 14 Settembre 2007
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